
Le recenti segnalazioni di cittadini e frequentatori delle ciclopedonali gardesane, che denunciano una convivenza sempre più difficile tra pedoni e biciclette lungo le rive del lago, riaccendono il dibattito sulla sicurezza e sulla gestione della mobilità dolce. A inserirsi nel confronto è ora il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda che, dopo essere stato tra i principali protagonisti della lunga battaglia contro il progetto della Ciclovia del Garda, torna a puntare il dito contro quello che definisce un errore di fondo: «Il problema non sono gli utenti, ma le scelte politiche e progettuali che hanno portato a realizzare ciclopedonali promiscue proprio sulle rive del lago».
Da anni impegnato nella difesa del paesaggio gardesano, dei canneti e degli ecosistemi lacustri, il Coordinamento è intervenuto più volte anche sui grandi progetti infrastrutturali che interessano il Benaco, contestando in particolare l’impatto ambientale della Ciclovia del Garda e proponendo soluzioni alternative ritenute più rispettose del territorio. Una linea che oggi viene rilanciata con forza anche sul tema delle ciclopedonali esistenti.
Secondo il Coordinamento, le criticità emerse in queste settimane erano ampiamente prevedibili e rappresentano la conseguenza di una pianificazione che avrebbe privilegiato l’effetto mediatico delle opere rispetto alle reali esigenze di chi il lago lo vive ogni giorno.
«Se qualche politico locale frequentasse davvero le ciclopedonali – si legge nella nota – capirebbe subito che i pedoni sono spaventati, i ciclisti arrabbiati e i residenti esasperati». Per gli ambientalisti, infatti, attribuire le responsabilità ai comportamenti degli utenti significa affrontare soltanto gli effetti e non le cause del problema.
Nel documento si sostiene che una ciclopedonale promiscua non possa sostituire una vera pista ciclabile. I ciclisti sportivi continueranno a utilizzare la Gardesana, spiegano, perché difficilmente sceglieranno percorsi dove devono convivere con famiglie, passeggini, cani al guinzaglio, turisti e bagnanti. Allo stesso tempo, i pedoni non potranno mai sentirsi completamente sicuri condividendo gli stessi spazi con biciclette che possono raggiungere velocità ben superiori a quelle compatibili con una passeggiata sul lungolago.
Secondo il Coordinamento, il problema nasce a monte, nella scelta di trasformare le rive del Garda in corridoi destinati anche al transito ciclabile. «La riva è un luogo di sosta, lentezza e contemplazione, non una strada», osservano gli ambientalisti, convinti che i progettisti avrebbero dovuto spiegare alla politica l’incompatibilità tra le diverse modalità di fruizione dello stesso spazio.
L’associazione contesta anche l’idea che queste infrastrutture possano realmente alleggerire il traffico sulla Gardesana. L’obiettivo politico di spostare le biciclette dalla strada statale, sostengono, non verrebbe raggiunto, mentre resterebbero tutti gli effetti negativi sul paesaggio e sulla vivibilità delle rive.
Per questo il Coordinamento rilancia la proposta già avanzata durante il dibattito sulla Ciclovia del Garda: arretrare il più possibile i tracciati rispetto al lago, anche di alcune centinaia di metri dove le caratteristiche del territorio lo consentono, realizzando piste ciclabili in sede propria e lasciando alle rive la loro naturale funzione di spazio dedicato al tempo libero e alla fruizione del paesaggio. Nei tratti più delicati, invece, l’associazione torna a indicare nell’intermodalità via acqua una possibile alternativa, evitando nuovi interventi su rive, canneti ed ecosistemi lacustri.
Lo sguardo è già rivolto alle prossime settimane, quando il grande afflusso turistico estivo potrebbe accentuare ulteriormente le criticità. Secondo il Coordinamento, nei fine settimana e nei giorni festivi, soprattutto nei tratti che attraversano i centri abitati, la convivenza tra pedoni, ciclisti, residenti e turisti rischia di diventare sempre più problematica, con possibili rallentamenti, discussioni e un maggiore impegno per le polizie locali.
Da qui l’appello finale rivolto agli amministratori e agli enti coinvolti nella progettazione della Ciclovia del Garda: fermarsi, rivedere i progetti ancora in fase di realizzazione e ripensare le infrastrutture partendo dalle esigenze reali del territorio. Per il Coordinamento, soltanto così sarà possibile coniugare mobilità sostenibile, sicurezza e tutela di uno dei paesaggi più preziosi del lago di Garda. (n.f.)