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Le ciclabili dell’Alto Garda sono uno dei simboli della mobilità sostenibile del territorio. Ma proprio dove la qualità della vita dovrebbe migliorare, cresce un problema sempre più evidente: la convivenza tra ciclisti e pedoni, soprattutto nei momenti di maggiore affluenza, sta diventando critica.
A segnalarlo è un lettore arcense che ha interpellato la redazione de La Busa online, descrivendo una situazione che molti conoscono bene. «I ciclisti, soprattutto quelli da corsa, credono di essere alla Milano-Sanremo – racconta – sfrecciano fra le persone senza avvisare o suonare il campanello, mettendo a rischio bambini, anziani e chi semplicemente passeggia».
Una denuncia che trova conferma nei fatti, in particolare nei fine settimana e nelle giornate di bel tempo, quando le ciclabili si riempiono. E che, con l’arrivo della stagione turistica – che nell’Alto Garda dura ormai undici mesi all’anno – esplode con ancora maggiore intensità.
Convivenza difficile nei momenti di punta
È proprio nei picchi di presenza che emergono tutte le criticità: spazi condivisi congestionati, velocità elevate, mancanza di comunicazione tra utenti. Pedoni che si muovono in modo imprevedibile, ciclisti che non rallentano, famiglie e persone fragili che si trovano esposte a rischi concreti.
«A volte è impossibile camminare per paura di essere investiti», sintetizza il lettore. Una percezione diffusa, che riguarda soprattutto chi si sente più vulnerabile.
Le regole ci sono (ma spesso non si rispettano)
Il Codice della strada parla chiaro: il ciclista deve utilizzare il campanello per segnalare la propria presenza, soprattutto in prossimità dei pedoni. Deve inoltre mantenere una velocità adeguata alle condizioni del percorso e, di notte o con scarsa visibilità, utilizzare luci funzionanti.
Regole semplici, ma fondamentali. Sulle piste ciclopedonali, dove lo spazio è condiviso, il principio base è uno: prudenza.
Eppure, nella pratica quotidiana, queste norme sembrano spesso dimenticate.
Segnaletica: il grande assente
Tra le criticità più evidenti c’è la carenza di segnaletica chiara e visibile. Non solo cartelli all’ingresso delle ciclabili, ma indicazioni lungo tutto il percorso, capaci di guidare concretamente i comportamenti.
La proposta che arriva dal lettore è semplice e concreta: rafforzare la segnaletica orizzontale, con frecce ben visibili per indicare il senso di marcia delle biciclette e simboli a terra per i pedoni.
Un’idea in particolare merita attenzione: invitare i pedoni a camminare controcorrente rispetto alle biciclette, così da vedere arrivare i ciclisti ed evitare situazioni di pericolo. Il tutto accompagnato da indicazioni in più lingue, vista la forte presenza turistica internazionale.
Perché se la stagione dura quasi tutto l’anno, è evidente che serve una risposta strutturata, non episodica.
Controlli e responsabilità
Altro nodo: i controlli. «Perché non vengono effettuati?», si chiede il lettore. Una domanda legittima, che apre il tema della vigilanza.
Senza un minimo di presidio e senza richiami concreti al rispetto delle regole, il rischio è che comportamenti scorretti diventino la norma. E quando accade un incidente, spesso grave, si apre il problema delle responsabilità.
Una questione culturale
Il tema, però, va oltre le sanzioni. È una questione di cultura.
L’Alto Garda è terra di biciclette, e questo è un valore. Ma proprio per questo serve un salto di qualità: educazione, rispetto reciproco, consapevolezza degli spazi condivisi.
Muoversi in bici è giusto. Farlo senza attenzione, no.
La segnalazione arrivata in redazione diventa così uno stimolo per le amministrazioni locali: intervenire ora, con soluzioni chiare e visibili – a partire dalla segnaletica a terra – per evitare che un punto di forza del territorio si trasformi in un problema.
Perché la sicurezza, sulle ciclabili, non può essere lasciata al caso.
Nicola Filippi