Articolo pubblicato il: 10/01/2026 alle 18:00
La Busa - Chiarano in festa: una storia lunga cinquant’anni
Posted By Redazione
Categoria: Cucina, Notizie, Primo piano, Spettacoli, Tradizioni

 

C’è una storia che a Chiarano di Arco si racconta ancora con il sorriso, magari davanti a un bicchiere di vino. È la storia di una sfida tra amici, di una provocazione lanciata quasi per scherzo – forse dopo qualche “bianco” di troppo – e di un orgoglio di paese che non ha saputo restare in silenzio. Da lì, nel 1974, è nata la Sagra dei santi Antonio e Marcello. Cinquant’anni dopo, quella scintilla accesa quasi per caso continua a illuminare una comunità intera.
La cinquantesima edizione della sagra patronale, in programma negli ultimi fine settimana di gennaio (16-17-18 e 23-24-25), è stata presentata ufficialmente sabato 10 gennaio a Palazzo Marcabruni Giuliani alla presenza della sindaca Arianna Fiorio, del consigliere comunale Alessandro Manara e di una rappresentanza del Consiglio comunale. Accanto a loro il comitato Santi Antonio e Marcello con il presidente Renzo Galas, Gabriele Andreasi, Anna Miorelli, Mariano Parolari, l’ex presidente Leonardo Rosà (il terzo, dopo Carlo Berlanda e Marco Mancabelli) e numerosi sostenitori e sponsor.

 

 

La sagra di Chiarano, ha detto Manara, è molto più di una festa: «Non è solo divertimento. Ci sono attività sociali e culturali importanti, come i laboratori per i più piccoli per la riscoperta degli antichi mestieri, per tramandarne la memoria alle nuove generazioni. E poi il comitato è attivo durante tutto l’anno, anche a supporto di altri eventi. Tutto questo dimostra il grande attaccamento e il senso di comunità del paese, dove si promuovono valori preziosi come la partecipazione, la solidarietà e l’altruismo, ma anche l’amore per le tradizioni».
Un amore che affonda le radici nel 1974, quando Carlo Berlanda – affermato cuoco e primo presidente del comitato romarzollese – decise di raccogliere quella famosa sfida e chiamare il paese intero a raccolta. Serviva l’aiuto di tutti, anche solo «per coprire la spesa di un chilo di grostoi», perché fin dall’inizio fu chiaro che la parola d’ordine sarebbe stata “vim e grostoi per gnent”. Una filosofia semplice, fatta di condivisione e accoglienza, che ancora oggi rappresenta l’anima della sagra.
«Quando abbiamo iniziato era poco più di una scommessa», ha ricordato Mariano Parolari. «C’erano altre feste nei dintorni e ci siamo detti: perché non farla anche noi? Abbiamo iniziato girando di casa in casa a cercare sostegno, e alla fine la manifestazione è partita». Al centro c’era una tradizione antica, legata al 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio: «In quel periodo venivano dalla Val Rendena a comprare patate, olio e altro, e si offriva a tutti vino e grostoli. Poi con gli anni la festa è cresciuta grazie al lavoro dei giovani e siamo arrivati fino a oggi».
Tra le novità di quest’anno, Miorelli ha annunciato «l’allestimento di una classe di scuola per seguire una lezione di dialetto», oltre ai balli tradizionali con il comitato Usi e costumi arcensi, alla passeggiata a cavallo, ai laboratori di “Come se feva ’na volta”, alle Polentiadi e al percorso enogastronomico “Tra-volti dal buon gusto”, pensato per riportare la festa nel cuore del paese.

 

 

Gabriele Andreasi ha invece ricordato come dagli anni Novanta la tensostruttura sia diventata un punto di riferimento per tutta la zona: «La sagra oggi ha due anime: quella del tendone e quella del paese. Il tendone è il motore della festa, ma il cuore resta il paese». Un’organizzazione che guarda anche alla sostenibilità e alla sicurezza, con «la conferma, per il secondo anno, di due linee di bus navetta».
Il presidente Renzo Galas ha voluto ringraziare chi rende possibile tutto questo: «C’è un lavoro enorme che inizia già a settembre. Il grazie più grande va ai volontari, ma anche agli sponsor, al Comune di Arco, alla Cassa Rurale AltoGarda-Rovereto e all’Apt Garda Dolomiti». E ha ricordato una delle iniziative più attese: «La nostra lotteria, con premi molto ricchi, ci permette di raccogliere fondi per finanziare la festa e sostenere anche altre attività».
«Da ragazza frequentavo la sagra di Chiarano – ha detto la sindaca Arianna Fiorio – La ricordo come un appuntamento molto atteso, un punto di riferimento della vita collettiva di Arco e di tutto l’Alto Garda».
Cinquant’anni dopo quella sfida tra amici, la Sagra dei santi Antonio e Marcello resta ciò che è sempre stata: un grande atto d’amore verso Chiarano.
Nicola Filippi

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