Articolo pubblicato il: 18/09/2026 alle 10:30
La Busa - Cartiere tra crisi e transizione energetica, UGL: «Servono scelte industriali concrete»
Posted By Redazione
Categoria: Attualità, Economia, Notizie

 

Il mondo della carta torna a fare i conti con energia, costi industriali e competitività. E nell’Alto Garda il tema pesa forse più che altrove, perché il comparto cartario continua a rappresentare uno dei pilastri dell’industria locale, mentre anche le grandi realtà del Basso Sarca sono da tempo alle prese con un mercato in contrazione, rallentamenti produttivi e ricorso a fermate temporanee. A rilanciare l’allarme è UGL Trentino, che mette al centro soprattutto il costo dell’energia: una voce decisiva per un’industria che necessita di grandi quantità di elettricità, calore e vapore. Secondo il sindacato, la questione non riguarda soltanto i bilanci delle imprese, ma direttamente la tenuta degli stabilimenti, gli investimenti e quindi il lavoro.
Il quadro nazionale viene descritto come particolarmente delicato. UGL richiama i dati pubblicati dal Sole 24 Ore il 16 settembre: sei cartiere italiane avrebbero già prolungato durante l’anno le manutenzioni fermando la produzione, mentre una trentina starebbe valutando nuove sospensioni qualora i costi energetici non diminuissero. Il sindacato precisa che si parla di possibili fermate e non di chiusure definitive già decise.
Un passaggio che interessa direttamente anche il Trentino, dove il comparto occupa circa 1.500 lavoratori. Due delle principali realtà si trovano proprio nel Basso Sarca, accanto agli stabilimenti presenti in Vallagarina, nel Roveretano, in Valle del Chiese e in Valsugana.
Nell’Alto Garda il riferimento va in particolare a Cartiere del Garda di Riva, polo con oltre 450 addetti, inserito in un mercato europeo della carta patinata che negli ultimi anni ha mostrato una progressiva contrazione. Già nei mesi scorsi l’azienda aveva fatto ricorso a giornate di cassa integrazione e a una fermata produttiva temporanea legata al rallentamento del mercato. Un contesto che rende ancora più immediata, sul territorio, l’analisi proposta da UGL.
Per il sindacato serve quindi una politica energetica capace di diversificare le fonti. Fotovoltaico e tecnologie solari rappresentano una parte della risposta, ma devono essere accompagnati da reti adeguate, sistemi di accumulo e continuità delle forniture. UGL inserisce nella prospettiva di lungo periodo anche il nucleare, da valutare sotto il profilo della sicurezza, dei costi e dei tempi di realizzazione. L’obiettivo indicato è ridurre la dipendenza energetica dall’estero senza compromettere la capacità produttiva dell’industria.
La tenuta delle cartiere, aggiunge il sindacato, riguarda anche la filiera del riciclo: gli stabilimenti che lavorano carta recuperata trasformano infatti la raccolta differenziata in nuovi prodotti e una loro difficoltà produttiva può ripercuotersi sull’intero sistema dell’economia circolare.
Altro nodo è quello dell’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Le imprese devono disporre di quote corrispondenti alle emissioni prodotte: una parte viene assegnata gratuitamente secondo le regole europee, mentre quelle mancanti devono essere acquistate. Per UGL la decarbonizzazione deve però procedere senza mettere in discussione investimenti, produzione e occupazione, evitando al tempo stesso che le attività vengano trasferite verso Paesi con standard ambientali meno rigorosi.
Tra le soluzioni indicate compare anche il biometano, producibile attraverso residui agricoli, effluenti zootecnici e altre matrici organiche. Nelle cartiere potrebbe sostituire progressivamente parte del gas fossile utilizzato per produrre calore e vapore, contribuendo alla riduzione delle emissioni. Il problema, osserva UGL, resta quello di garantire quantità sufficienti, continuità delle forniture e prezzi sostenibili.
L’analisi del sindacato si sposta infine sul valore economico prodotto dalle aziende e sul ruolo dei lavoratori. Molte cartiere dispongono di impianti di cogenerazione, capaci di produrre insieme elettricità e calore, e in alcuni casi una parte dell’energia viene venduta all’esterno. Dove questa attività, insieme alla produzione industriale, contribuisce alla realizzazione di utili significativi, UGL chiede che una quota maggiore dei risultati venga redistribuita attraverso la contrattazione di secondo livello.
«Chiedere professionalità, disponibilità e produttività significa anche riconoscerle», sostiene il sindacato, indicando nella partecipazione ai risultati aziendali uno degli elementi da rafforzare nel rapporto tra impresa e lavoro. Per UGL competenze, esperienza e responsabilità dei dipendenti rimangono infatti una componente essenziale della capacità produttiva e della competitività degli stabilimenti. (n.f.)

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