Articolo pubblicato il: 23/05/2026 alle 11:00
La Busa - Carcere e occupazione, Trento esempio nazionale
Posted By Redazione
Categoria: Amministrativa, Attualità, Notizie

 

Il lavoro come strumento di dignità, reinserimento sociale e recupero della persona. È stato questo il tema al centro dell’incontro “Lavoro e carcere tra sogno e realtà”, ospitato nella Casa Circondariale di Spini di Gardolo nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento. Un confronto che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del volontariato, del mondo giuridico e delle imprese, con la partecipazione diretta di diversi detenuti coinvolti anche nella preparazione delle domande rivolte ai relatori.
Il punto di partenza del dibattito è stato il quadro nazionale delineato dal Rapporto dell’Associazione Antigone: nel 2025, su circa 63.500 detenuti presenti nelle carceri italiane, solo 21.700 risultavano occupati, pari a poco più di un terzo del totale. Ancora più limitato il lavoro esterno alle strutture penitenziarie, fermo al 4%. In questo scenario, il Trentino rappresenta un’eccezione positiva, con un tasso di occupazione esterna dei detenuti che raggiunge il 20%.

 

 

La direttrice della Casa Circondariale di Spini, Anna Rita Nuzzaci, ha sottolineato come il lavoro rappresenti uno strumento fondamentale per consentire alle persone detenute di “rientrare nella comunità come attori protagonisti”.
In collegamento video è intervenuto anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervistato dal direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci. Il ministro ha evidenziato le profonde differenze presenti nel sistema carcerario italiano: alcune strutture consentono di sviluppare progetti di eccellenza, mentre altre sono penalizzate da limiti logistici o di sicurezza. Nordio ha però ribadito l’impegno del Ministero nel trovare soluzioni capaci di conciliare certezza della pena, sicurezza e finalità rieducativa prevista dalla Costituzione. Tra i progetti citati, anche quello dedicato ai detenuti che avrebbero diritto ai domiciliari ma non dispongono di una sistemazione abitativa, prevedendo percorsi legati al lavoro.
Particolare attenzione è stata dedicata al reinserimento nel mondo esterno. Secondo il ministro, molti suicidi avvengono poco prima dell’uscita dal carcere proprio per la mancanza di prospettive future. “Il lavoro pone rimedio alla solitudine e al bisogno”, ha affermato Nordio, ricordando anche gli interventi psicologici e i percorsi dedicati ai detenuti con problemi di tossicodipendenza.
Nel corso della tavola rotonda, l’assessore provinciale alla salute e politiche sociali Mario Tonina ha rivendicato il ruolo dell’Autonomia trentina nel costruire un modello innovativo fondato sulla collaborazione tra istituzioni, volontariato, cooperazione e imprese. In questo contesto è stato presentato il progetto “SpiniPizza”, iniziativa che aprirà nei prossimi mesi accanto al carcere di Spini: una realtà formativa nel settore della ristorazione aperta anche alla cittadinanza, nata dalla collaborazione tra pubblico e privato nell’ambito del Distretto dell’economia solidale.

Sul piano giuridico, l’ex giudice costituzionale Daria De Pretis ha ricordato che “i diritti fondamentali valgono anche in carcere” e che il lavoro costituisce un diritto-dovere funzionale al percorso di rieducazione previsto dalla Costituzione.
Infine, dal volontariato e dal mondo imprenditoriale è arrivato un forte richiamo alla necessità di “fare rete”. Lucia Fronza Crepaz, presidente della Conferenza regionale volontariato giustizia, ha parlato dell’importanza di “assorbire il carcere dentro il tessuto sociale”, mentre Camilla Lunelli, vicepresidente di Ferrari Trento, ha sottolineato come il collegamento tra detenuti e aziende debba passare attraverso associazioni e cooperative sociali capaci di accompagnare percorsi concreti di inclusione lavorativa.

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