
Il carcere di Spini di Gardolo resta una struttura moderna e con molte esperienze positive, ma oggi vive una fase di forte pressione legata all’aumento dei detenuti, alla carenza di personale e alla complessità della popolazione carceraria. È questo, in sintesi, il quadro tracciato dal garante dei diritti dei detenuti della Provincia autonoma di Trento, Giovanni Maria Pavarin, che a Palazzo della Regione ha presentato la relazione annuale sulle attività svolte nel 2025.
Nel suo intervento Pavarin ha inserito la situazione locale nel contesto più ampio del sistema penitenziario italiano, definito “complesso e travagliato”. A livello nazionale permangono problemi strutturali come il sovraffollamento e i suicidi in carcere. Nel 2025 i suicidi registrati sono stati 80, in lieve calo rispetto ai 91 dell’anno precedente. Al contrario cresce il sovraffollamento: a fine 2025 il tasso medio negli istituti penitenziari italiani ha raggiunto il 138%.
Per quanto riguarda il carcere di Spini, al 1° marzo scorso i detenuti erano 410, dunque ancora al di sotto della capienza massima. Tuttavia proprio questa disponibilità di posti comporta l’arrivo frequente di nuovi detenuti trasferiti da altre carceri. Si tratta spesso di giovani e cittadini stranieri: questi ultimi rappresentano il 67% della popolazione detenuta, con provenienze soprattutto da Marocco, Tunisia, Romania, Albania e Nigeria.
Una composizione così eterogenea comporta difficoltà gestionali, anche perché nella struttura mancano figure come i mediatori culturali. A questo si aggiungono le criticità legate al personale: la polizia penitenziaria conta attualmente 168 unità a fronte delle oltre 200 previste, con uffici come quello matricole sottoposti a forte pressione.
Sul piano sanitario la struttura garantisce la presenza di un medico h24, ma manca la figura dell’infermiere. Inoltre circa il 24% dei detenuti presenta forme di disagio psichico, con diagnosi che vanno dai disturbi dell’umore a patologie più complesse legate anche all’uso di sostanze.
Accanto alle criticità, Pavarin ha però evidenziato anche diverse esperienze positive. Tra queste il progetto “Speedy Pizza”, una pizzeria nei pressi del carcere che coinvolgerà 40 detenuti formati professionalmente per lavorare nella ristorazione. L’iniziativa, promossa in origine dall’ex procuratore capo Sandro Raimondi, punta a favorire percorsi concreti di reinserimento sociale.
Un altro segnale incoraggiante arriva dal fronte dell’istruzione: nonostante il livello medio di scolarizzazione dei detenuti sia basso – il titolo di studio più diffuso è la terza media – si profila la prima laurea in architettura conseguita da un detenuto della struttura.
Tra le innovazioni più rilevanti figura anche l’introduzione degli incontri affettivi riservati tra detenuti e partner, riconosciuti come diritto dalla Corte costituzionale. I primi colloqui di questo tipo si sono già svolti anche nel carcere di Spini.
Nel corso del 2025 il garante ha svolto 450 colloqui individuali con detenuti e partecipato a numerosi incontri pubblici e conferenze. Il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini ha sottolineato il valore di questo lavoro, evidenziando anche alcuni segnali positivi come la riduzione degli atti autolesionistici e il fatto che la capienza massima dell’istituto raramente venga raggiunta.
Pavarin ha infine rivolto un appello all’Autonomia trentina affinché utilizzi le proprie prerogative per incidere sulle politiche statali e migliorare il funzionamento dell’unico istituto penitenziario della provincia, rafforzando così le condizioni di vita e le opportunità di reinserimento per chi sta scontando una pena.