
Le code continuano a far discutere, la raccolta firme è pronta a partire e il cantiere delle nuove passerelle sul ponte di Arco resta al centro del dibattito cittadino. Dopo settimane di proteste da parte di residenti, pendolari e attività economiche, arriva ora la presa di posizione del vicesindaco Marco Piantoni, che fin dal primo giorno segue uno degli interventi infrastrutturali più delicati degli ultimi anni, ereditato dall’attuale amministrazione dalla precedente giunta guidata da Alessandro Betta. Il messaggio è chiaro: i disagi non vengono negati, ma l’obiettivo resta quello di portare a termine un’opera considerata strategica per il futuro della città, mantenendo aperto il confronto con il territorio.
«Sappiamo che ogni cantiere genera difficoltà e non intendiamo minimizzarle», spiega Piantoni in una nota, ribadendo come l’amministrazione abbia scelto di affrontare «un arretrato infrastrutturale di decenni» assumendosi la responsabilità di realizzare interventi attesi da tempo. Una scelta che, sottolinea il vicesindaco, è stata accompagnata da un confronto costante con cittadini, categorie economiche, comitati di partecipazione, Trentino Trasporti, Vigili del Fuoco, forze dell’ordine e servizi di emergenza, sia prima sia durante l’avvio dei lavori.
Uno dei punti più contestati riguarda la gestione della viabilità. Piantoni entra nel merito della scelta del senso unico alternato regolato da un impianto semaforico adattivo, spiegando che la riduzione del ponte a un’unica corsia non lascia molte alternative. Le opzioni erano due: un senso unico permanente oppure il transito alternato nelle due direzioni.
La prima ipotesi, ricorda il vicesindaco, era già stata presa in considerazione in passato ed è prevista anche dal Piano urbano della mobilità sostenibile (Pums), ma tra il 2012 e il 2013 aveva suscitato una forte opposizione da parte di cittadini e operatori economici, soprattutto dell’Oltresarca, arrivando anche a una raccolta firme.
Da qui la scelta dell’alternanza semaforica, ritenuta dai tecnici la soluzione più equilibrata perché consente di mantenere il collegamento in entrambe le direzioni, garantendo il passaggio del trasporto pubblico, l’accesso alle scuole medie di Prabi, la priorità ai mezzi di soccorso e la mobilità quotidiana di residenti e attività economiche. «Le attese ci sono e soprattutto nelle ore di punta si formano code – riconosce Piantoni – ma il sistema distribuisce i disagi senza costringere interi quartieri a deviazioni di diversi chilometri».
Il vicesindaco entra anche nei dettagli tecnici del funzionamento dei semafori. Il sistema, spiega, non è fisso ma modifica i cicli in base alle lavorazioni in corso. Quando il cantiere interessa la spalla ovest del ponte è necessario introdurre una quarta fase per consentire l’incrocio in sicurezza dei flussi provenienti da Prabi e da via della Cinta: in queste situazioni il ciclo medio passa da circa 200 a 250 secondi. Ridurre ulteriormente i tempi, osserva, non migliorerebbe la situazione, perché ogni cambio di direzione richiede circa 20 secondi necessari allo sgombero completo del ponte, con il rischio di aumentare anziché diminuire i tempi complessivi di attraversamento.
Parallelamente il Comune annuncia un potenziamento della segnaletica lungo tutta l’area interessata dal cantiere, per rendere più chiara la viabilità a residenti e turisti.
Tra le novità allo studio anche cartelli che invitino gli automobilisti a spegnere il motore durante le soste in colonna, con l’obiettivo di ridurre emissioni e consumi.
Infine, Piantoni guarda oltre l’emergenza quotidiana. I lavori, ricorda, hanno una durata contrattuale di poco superiore ai nove mesi e dovranno concludersi prima dell’apertura della tratta San Giovanni-Maza della Loppio-Busa, destinata a modificare profondamente i flussi di traffico sull’asse di Bolognano. Un rinvio del cantiere, sostiene l’amministrazione, avrebbe significato sovrapporre due interventi strategici con conseguenze ancora più pesanti sulla mobilità dell’intero Alto Garda.
Proprio per questo il Comune conferma la volontà di proseguire il confronto con il territorio e annuncia un nuovo incontro con i comitati di partecipazione, aperto anche ai cittadini, alle attività economiche e alle forze politiche, per accompagnare passo dopo passo un’opera destinata a cambiare uno dei principali accessi alla città.
(n.f.)