Articolo pubblicato il: 11/07/2026 alle 09:00
La Busa - Caccia ai cinghiali con l’arco, Calzà (Pd): «Quali basi scientifiche?»
Posted By Redazione
Categoria: Ambiente, Amministrativa, Animali, Notizie

 

 

La scelta della Provincia di Trento di autorizzare anche l’uso dell’arco per il controllo dei cinghiali approda in Consiglio provinciale. La consigliera del Partito Democratico Michela Calzà ha infatti presentato un’interrogazione a risposta scritta per chiedere alla giunta Fugatti e all’assessore Roberto Failoni di chiarire le motivazioni scientifiche, sanitarie e tecniche che hanno portato all’introduzione di questa nuova modalità di abbattimento.
Secondo Calzà, la delibera approvata lo scorso 3 luglio avrebbe già suscitato «un’ondata di critiche anche sulla stampa nazionale», con ripercussioni sull’immagine del Trentino. «Al di là delle polemiche – osserva la consigliera – è doveroso capire se questa scelta sia supportata da dati, evidenze scientifiche e reali esigenze di gestione faunistica oppure se risponda semplicemente alle richieste di una parte del mondo venatorio».
L’interrogazione prende le mosse dalle linee guida dell’ISPRA, che prevedono l’utilizzo dell’arco soltanto in situazioni particolari, come aree protette o contesti nei quali l’impiego delle armi da fuoco non sia possibile, con distanze di tiro comprese tra i 15 e i 30 metri. Il regolamento provinciale, invece, autorizza tiri fino a 50 metri. Una differenza che, secondo Calzà, merita una spiegazione tecnica e scientifica.
La consigliera richiama anche i dati forniti dalla stessa Provincia sull’andamento del contenimento della specie. Dopo il picco di 997 cinghiali abbattuti nel 2021, gli abbattimenti sarebbero progressivamente diminuiti: 479 capi nel 2024, nonostante oltre quattromila uscite di controllo, e 242 a settembre 2025. Numeri che, secondo l’esponente dem, non sembrerebbero descrivere un’emergenza tale da rendere necessario introdurre una nuova tecnica di abbattimento.
Un altro tema riguarda il benessere animale. Calzà sottolinea come l’efficacia dell’arco dipenda dalla precisione del tiro e dalla capacità della freccia di raggiungere gli organi vitali. In caso contrario, l’animale potrebbe rimanere cosciente, fuggire oppure reagire, con il rischio di prolungarne la sofferenza e aumentare i pericoli per gli operatori.
L’interrogazione affronta anche il tema della sicurezza. Il regolamento provinciale prevede infatti che, in caso di ferimento, venga avviata una ricerca con cani da traccia riconosciuti idonei. Per questo il Pd chiede quali procedure operative, misure di informazione e dispositivi di sicurezza siano previsti, soprattutto durante gli interventi serali o notturni e nelle vicinanze di abitazioni, sentieri e strade.
Le domande rivolte alla giunta provinciale riguardano inoltre le esperienze maturate in altre regioni dove questa tecnica è già utilizzata, i dati aggiornati sulla presenza dei cinghiali in Trentino e gli studi comparativi sugli effetti dell’impiego dell’arco rispetto alle armi da fuoco.
«Quando si interviene sulla gestione della fauna selvatica – conclude Calzà – le decisioni devono fondarsi su dati oggettivi, valutazioni scientifiche, sicurezza e tutela del benessere animale. È necessario fare piena chiarezza su una scelta che, allo stato, appare più dettata dalla volontà di introdurre una nuova pratica venatoria che da una dimostrata necessità tecnica». (n.f.)

STAMPA QUESTO ARTICOLO
Articolo stampato da La Busa: https://labusa.info
URL articolo: https://labusa.info/caccia-ai-cinghiali-con-larco-calza-pd-quali-basi-scientifiche/
Data e ora di stampa: 11/07/2026 11:20
Copyright © 2026 La Busa. Tutti i diritti sono riservati.