
Il caro energia mette sotto pressione anche uno dei settori simbolo del territorio: la panificazione artigianale. A lanciare l’allarme è l’Associazione Panificatori della Provincia di Trento (ASPAN), che denuncia una situazione sempre più difficile per molte aziende locali.
A preoccupare sono soprattutto gli aumenti registrati nelle ultime settimane. «Per il nostro settore la spesa energetica rappresenta una voce fondamentale nei bilanci aziendali – spiega il presidente Emanuele Bonafini – ma gli incrementi registrati a marzo sono ormai insostenibili».
Secondo quanto evidenziato dall’associazione non si tratta più solo di una questione economica, ma di una vera e propria minaccia alla sopravvivenza delle imprese. L’impennata dei prezzi di metano, energia elettrica e carburanti rischia infatti di mettere in crisi un comparto che, oltre al valore economico, rappresenta anche un patrimonio culturale e gastronomico del territorio.
«Difendere la qualità artigianale è il nostro obiettivo – prosegue Bonafini – ma i nostri forni rischiano di soccombere sotto il peso di bollette quadruplicate e di una logistica sempre più onerosa».
Costi fuori controllo
Negli ultimi anni, l’incidenza dei costi energetici sul fatturato delle imprese di panificazione è cresciuta in modo significativo, passando da voce gestibile a fattore critico.
«Abbiamo documentato casi in cui le bollette di luce e gas sono quadruplicate – sottolinea Bonafini – passando da circa 2.400 euro a oltre 11.000 euro mensili per aziende di medie dimensioni».
A incidere non sono solo le utenze. Anche l’aumento dei carburanti pesa sulla distribuzione e sulla filiera produttiva. Il rincaro di benzina e gasolio si riflette infatti sia sui costi di consegna sia su quelli di produzione delle materie prime, come farine e cereali.
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce anche il rinnovo del contratto nazionale di categoria, che comporta un aumento del costo del lavoro per le imprese.
Il rischio chiusure
Le conseguenze, secondo ASPAN, potrebbero essere pesanti per il tessuto economico locale. Il timore è quello di una progressiva scomparsa dei piccoli e medi forni artigianali.
«Il rischio concreto è una desertificazione artigianale – conclude Bonafini – con la chiusura delle attività locali e la sostituzione con prodotti industriali, spesso surgelati e provenienti dall’estero».
Uno scenario che, oltre a incidere sull’economia del territorio, potrebbe avere ripercussioni anche sulla qualità dell’offerta alimentare. Per questo l’associazione chiede interventi urgenti e mirati per sostenere il comparto e permettere alle imprese di superare una fase particolarmente critica.