
La Variante 17 si ferma definitivamente a Trento. E con essa, almeno nella forma immaginata negli ultimi anni, si chiude il progetto che avrebbe dovuto cancellare il vecchio e fatiscente Hotel Arco di Mogno e trasformare uno degli accessi più degradati alla città in una nuova porta urbana affacciata sul Sarca.
La Giunta provinciale, l’11 settembre, ha deciso di non approvare la variante non sostanziale al Piano regolatore generale e l’accordo urbanistico pubblico-privato costruito dalla precedente amministrazione Betta con la proprietà. L’area resta quindi a destinazione alberghiera.
È l’ultimo capitolo di una storia molto più lunga della stessa Variante 17. Lo storico Hotel Arco, edificio nato nei primi anni del Novecento e da decenni abbandonato, era già stato interessato da precedenti ipotesi urbanistiche. Nel gennaio 2019 La Busa raccontava della vendita dell’intero compendio, allora legato alla contestata Variante 14, con una base d’asta di 1,38 milioni di euro. Con l’ingresso della società Arco.RE, riconducibile a Heinz Peter Hager e Paolo Signoretti, comincia una nuova stagione. Nel dicembre 2019 il progetto viene presentato pubblicamente al Casinò: demolizione e rigenerazione dell’ex albergo, nuove funzioni ricettive e residenziali, un grande spazio verde sul Sarca, circa 5 mila metri quadrati di parco pubblico, riqualificazione di piazza Italia, percorso ciclopedonale e collegamenti con il parco fluviale.
L’iter porterà alla Variante 17, adottata una prima volta dal Consiglio comunale il 22 maggio 2023. Nel dicembre dello stesso anno arriverà la seconda adozione. Ma proprio durante l’esame provinciale cominciano ad affiorare osservazioni e richieste di integrazione.
Nel settembre 2024 Paolo Signoretti aveva raccontato a La Busa l’ambizione dell’intervento: «Sarà una nuova porta d’ingresso alla città di Arco, più moderna e accattivante». L’investimento previsto oscillava fra 15 e 20 milioni di euro: un Active Sport Hotel da una quarantina di camere, 25-30 appartamenti con una quota vincolata alla residenza ordinaria, bistrot, parco, pista ciclopedonale, interventi su piazza Italia e un contributo importante per una nuova passerella sulla Sarca.
Un disegno importante, dunque, destinato a cambiare radicalmente il volto di Mogno. Ma anche un progetto fortemente contestato.
Arianna Fiorio e Chiara Parisi, allora consigliere di minoranza per “Civica Olivaia“, furono tra le voci più critiche dell’accordo, sostenendo che i vantaggi concessi alla proprietà non trovassero un interesse pubblico sufficientemente definito. Una posizione mantenuta dopo il cambio di amministrazione: nel giugno 2025 la nuova sindaca annunciò l’intenzione di chiedere alla Provincia lo stop dell’iter. Ora la Provincia mette il punto.
Nella valutazione tecnica vengono contestati, tra l’altro, la non chiara proporzione tra vantaggi pubblici e privati, un’autovalutazione ambientale incompleta, l’assenza di adeguate verifiche sul fabbisogno abitativo e la mancata dimostrazione dell’effettivo beneficio pubblico di alcune opere.
Per la sindaca Fiorio è la conferma delle perplessità espresse fin dall’opposizione: «Le scelte urbanistiche devono partire dall’interesse della città e della comunità».
Resta però, oltre la battaglia politica e urbanistica, una domanda aperta: che cosa accadrà adesso a Mogno?
Perché tramonta la Variante 17, ma rimane lì l’ex Hotel Arco, con il suo carico di degrado, proprio all’ingresso di una città che da molti anni aspetta di vedere riqualificata quella porta sulla Sarca.