
La mobilità cittadina non più come semplice gestione del traffico, ma come scelta strategica destinata a incidere sulla qualità della vita urbana. È questa la linea tracciata dal vicesindaco di Arco Marco Piantoni, che in un’intervista con La Busa online affronta uno dei temi più dibattuti degli ultimi anni: viabilità, sicurezza stradale e nuovi modelli di spostamento.
Uno dei punti di partenza non può che essere quello delle Zone 30, introdotte progressivamente sul territorio comunale.
Piantoni chiarisce subito l’impostazione dell’amministrazione: la fase sperimentale, spiega, è ormai superata. «È un fatto consolidato che la Zona 30 abbia un’utilità e dia un contributo positivo alla sicurezza del traffico cittadino. I dati che abbiamo ne confermano l’efficacia».
Una direzione che, secondo il vicesindaco, non nasce solo da una scelta politica ma anche dalla conformazione stessa del territorio. Arco, ricorda, ha ereditato un tessuto stradale sviluppatosi in un contesto originariamente agricolo, molto diverso da quello di realtà vicine come Riva del Garda. «L’adeguamento a questa realtà ci impone di andare incontro a questo tipo di soluzioni», osserva, sottolineando come la moderazione del traffico rappresenti una risposta concreta ai limiti infrastrutturali esistenti.
Il tema della sicurezza stradale resta centrale.
Alla domanda se servano più controlli o interventi strutturali, Piantoni evita semplificazioni: «È un ambito complesso, non esiste una risposta univoca. Servono entrambi». I controlli, precisa, sono utili nel breve periodo, ma non sufficienti da soli. «A lungo termine l’unico strumento realmente efficace è l’educazione e il senso civico, il superamento delle logiche individuali per ragionare in termini di collettività».
Nel frattempo, l’azione amministrativa si muove su più livelli. Nel breve periodo, interventi su segnaletica, asfalti e passaggi pedonali; nel medio-lungo termine, invece, la progettazione di infrastrutture capaci di accompagnare una trasformazione più profonda.
Una delle scelte che Piantoni definisce «impopolari ma necessarie» riguarda proprio il riequilibrio dello spazio urbano. «Dagli Anni ’60 e ’70 lo spazio è stato ceduto quasi interamente alle automobili. Se vogliamo integrare una mobilità diversa, più adatta a pedoni e biciclette, dobbiamo necessariamente riassegnare parte di quello spazio».
L’obiettivo dichiarato è rendere la mobilità dolce non solo possibile, ma anche conveniente e naturale per i cittadini. «Quello che funziona davvero è quando, dal punto di vista pratico, diventa più facile muoversi a piedi o in bicicletta che in auto». Un modello che Piantoni collega alle esperienze del Nord Europa, dove la pianificazione urbana ha progressivamente privilegiato ciclisti e pedoni, generando benefici diffusi in termini di qualità dell’aria, vivibilità e socialità.
Non meno delicato è il tema della convivenza tra biciclette e centro storico, questione che la scorsa estate ha suscitato discussioni dopo la decisione di imporre la discesa dalla bici in un tratto di via Segantini. Il vicesindaco richiama l’esistenza di una precedente ordinanza che già regolamentava il transito ciclabile. «L’approccio non deve mai essere estremistico. Vietare non servirebbe se ci fosse, da parte di chi utilizza la bicicletta, la capacità di valutare autonomamente le situazioni».
La segnaletica, in questo senso, diventa uno strumento di accompagnamento culturale oltre che normativo. «Abbiamo avviato uno studio con la Polizia Locale per verificare tutta la segnaletica mancante in centro storico. L’intenzione è implementarla in primavera». Con il ritorno dell’ora solare, precisa, entrerà in vigore il divieto di transito per le biciclette su circa 200 metri di via Segantini (per intenderci, dall’intersezione con via Ferrera fino a piazza III Novembre).
Tra gli interventi infrastrutturali più rilevanti in prospettiva figura la nuova rotatoria tra via Venezia, via Santa Caterina e via Cerere. Piantoni spiega che il progetto originario è stato rivisto per integrare elementi ritenuti essenziali, come il percorso ciclabile e l’alberatura. «Abbiamo pensato a un collegamento ciclabile in sede propria, capace di connettere via Santa Caterina e via Cerere», evidenziando una progettazione orientata alla mobilità integrata.
Uno dei capitoli più innovativi riguarda invece le cosiddette “Strade F-bis”, destinate a interessare soprattutto le stradine di campagna. «Sono strade in cui viene data precedenza a pedoni e biciclette, con una normativa flessibile e una segnaletica dedicata». L’obiettivo è rafforzare la percezione della presenza di utenze deboli e migliorare la sicurezza senza interventi infrastrutturali invasivi.
Le F-bis, chiarisce Piantoni, possono trovare applicazione anche in ambito urbano, accanto ad altri strumenti previsti dal Codice della Strada, come le E-bis e il doppio senso ciclabile. «Sono soluzioni pensate per favorire, con un impatto contenuto, il passaggio da una mobilità autocentrica a una mobilità nuova, più sostenibile».
Infine, il vicesindaco richiama il concetto di “patto con i cittadini”, che l’amministrazione intende sviluppare attraverso processi di ascolto e confronto. «Lo abbiamo fatto per la Grotta, per l’Oltresarca, e lo faremo anche in altre zone. È il modo giusto per creare consapevolezza e introdurre cambiamenti condivisi».
Una visione che, al di là dei singoli interventi, delinea una traiettoria chiara: la mobilità come leva di trasformazione urbana e culturale, destinata a ridefinire progressivamente il modo di vivere e attraversare la città.
Nicola Filippi