
C’è qualcosa di profondamente simbolico nelle parole che arrivano dopo un voto popolare. Non tanto per il risultato — che divide, come sempre accade in democrazia — ma per ciò che resta: la consapevolezza che la voce dei cittadini conta. Sempre.
È da qui che parte l’appello dell’arcense Bruno Calzà, un appello che non è nuovo, ma che oggi torna con una forza diversa, quasi più urgente. Perché affonda le radici nella memoria, ma guarda dritto al presente. Calzà, conosciuto ad Arco con il soprannome di “Piuma”, oggi è un escursionista e profondo conoscitore del territorio dell’Alto Garda, da anni è attivo nella valorizzazione della rete sentieristica locale. Legato alla SAT – Sezione di Arco, di cui è stato anche presidente, è autore della guida “A piedi sui sentieri di Arco”, dedicata alla riscoperta e alla tutela dei percorsi dell’Archese. Calzà ha coinvolto la redazione de La Busa online per provare a sensibilizzare l’attuale amministrazione Fiorio.
La memoria dei padri costituenti
Il recente referendum sulla riforma della giustizia – da qui parte appunto il suo ragionamento – ha riaperto una riflessione che va oltre la cronaca politica. Ha riportato al centro il valore della Costituzione e di chi l’ha resa possibile, dopo uno dei periodi più bui della storia italiana: il fascismo.
Calzà lo ricorda con semplicità, ma con parole che pesano: la democrazia non è mai scontata. È il frutto di sacrifici, di lotte, di uomini e donne che hanno creduto nella libertà quando costava tutto.
Tra questi, una figura emerge con forza: Sandro Pertini.
Pertini, un esempio che non passa
Socialista, partigiano, Presidente della Repubblica. Ma soprattutto, uomo libero.
La vita di Pertini è un racconto che attraversa il Novecento italiano come una linea di coerenza. Dalla prigione al confino, dalla Resistenza al Quirinale, senza mai piegarsi.
Quando, nel 1929, davanti alla condanna del Tribunale speciale fascista, gridò “Viva il socialismo, abbasso il fascismo”, non era retorica. Era scelta. Era rischio. Era vita.
E ancora, anni dopo, scrivendo a un giovane:
“Sii sempre, in ogni circostanza, un uomo libero… ma ricordati che non sei libero davvero se non lo sono anche gli altri.”
Parole che oggi suonano quasi rivoluzionarie, in un tempo spesso segnato da individualismi e smarrimenti civici.
L’appello: una città che ricorda
È proprio da questo patrimonio morale che nasce la proposta di Bruno Calzà: dedicare a Pertini una via, una piazza, un luogo della città di Arco.
Un gesto che potrebbe sembrare simbolico, ma che in realtà è profondamente politico nel senso più alto del termine: costruire memoria condivisa.
Calzà lo chiede da anni — oltre quindici, racconta — attraversando amministrazioni diverse, senza mai ricevere una risposta concreta. “Parole tante”, scrive con amarezza, ma anche con una tenacia che dice molto.
Perché ricordare Pertini, oggi, non è solo un omaggio al passato. È una presa di posizione sul presente.
Un messaggio ai giovani (e non solo)
Nel suo appello, Calzà sceglie di chiudere con una delle riflessioni più intense di Pertini. Parole che suonano come un testimone consegnato alle nuove generazioni:
“Noi anziani stiamo per chiudere la nostra giornata… ma mi potrò avviare con animo sereno se saprò che i nostri giovani raccoglieranno il patrimonio morale della Resistenza e dell’antifascismo…”
È qui il cuore della proposta. Non una targa, non un nome su una mappa, ma un messaggio che continua a vivere.
In un’epoca in cui la politica fatica spesso a parlare ai giovani, Pertini resta una delle poche figure capaci di farlo ancora, senza filtri. Perché non predicava: testimoniava.
La sfida per l’amministrazione Fiorio
Ora la palla passa all’amministrazione guidata dalla sindaca Arianna Fiorio.
Accogliere questa proposta significherebbe non solo rispondere a una richiesta che arriva da lontano, ma anche compiere un gesto di identità civica.
Perché le città non sono fatte solo di strade e piazze. Sono fatte dei nomi che scelgono di ricordare. E, quindi, dei valori che decidono di tramandare.
Una scelta che parla al futuro
Forse è proprio questo il punto. In tempi “travagliati”, come li definisce Calzà, tornare a Pertini non è nostalgia. È necessità.
È il bisogno di ritrovare una bussola morale, un’idea di politica come servizio, un senso di comunità che non si esaurisca nel presente ma guardi alle generazioni che verranno.
Nicola Filippi