
Ci sono sportivi che inseguono un cronometro, un record, qualche chilometro orario in più. E ce ne sono altri che, a un certo punto del loro percorso, scoprono che la sfida più bella non è arrivare davanti agli altri, ma riuscire a portarli con sé. Marco Aggravi, per tutti Marco ITA 108, appartiene ormai da tempo a questa seconda categoria.
Il suo progetto “Marco ITA 108 – Lo Sport Unisce” sarà protagonista anche alla quinta edizione dell’Anello dello Sport, in programma a Rovereto sabato 12 e domenica 13 settembre. Una grande festa che trasformerà ancora una volta la città in un laboratorio a cielo aperto di sport, comunità e inclusione, con oltre 55 postazioni, 45 discipline, ospiti ed esperienze aperte a tutti.
Alla postazione E ci sarà anche Aggravi, personaggio molto conosciuto nell’Alto Garda per la lunga storia legata al windsurf e soprattutto per l’impegno sociale che da sedici anni accompagna la sua attività. «Lo sport può fare cose che sembrano impossibili: basta creare l’occasione perché tutti possano viverlo», è il principio che riassume la sua filosofia.
E i numeri raccontano quanto quella frase sia diventata concreta: Aggravi stima di avere coinvolto nel corso degli anni circa 1.500 persone in tutta Italia, utilizzando lo sport come strumento di socialità, integrazione e partecipazione. Persone con disabilità, anziani delle Rsa, ma anche minori che hanno incontrato difficoltà nel proprio percorso di vita.
A Rovereto porterà proprio “i ragazzi della terza età”, come ama chiamarli lui: uomini e donne per i quali l’attività fisica diventa occasione per uscire dalla quotidianità, stare insieme, sorridere e sentirsi ancora pienamente protagonisti.
È l’ultimo capitolo di un percorso nato sulle rive del Garda. Aggravi, classe 1966, ha alle spalle una lunga storia sportiva nel windsurf, disciplina nella quale si è dedicato anche alla velocità pura con la sigla velica ITA 108. Ma negli anni la tavola è diventata qualcosa di diverso: non soltanto uno strumento per correre sull’acqua, ma un mezzo per abbattere barriere.
Con “Lo Sport Unisce” sono arrivati sul Garda ragazzi con disabilità, ospiti di cooperative e associazioni, bambini delle scuole e anziani delle case di riposo. Anche persone ultranovantenni hanno avuto la possibilità di avvicinarsi simbolicamente al windsurf, attraverso simulatori e attività adattate.
«Sono volontario da sedici anni», racconta Marco. Dietro questa frase essenziale c’è un lavoro fatto soprattutto di giornate condivise, pazienza, relazioni e incontri.
Perché l’obiettivo, alla fine, non è insegnare a qualcuno a governare una vela.
È ricordargli che c’è ancora spazio per lui dentro il grande cerchio dello sport e della comunità. Ed è esattamente lo spirito con cui Rovereto, il 12 e 13 settembre, tornerà a disegnare il suo Anello dello Sport: un cerchio nel quale, almeno per due giorni, nessuno dovrebbe restare fuori.
(n.f.)