
Dopo Mori anche il Comune di Brentonico punta a entrare nell’ambito turistico di Garda Dolomiti. Un nuovo possibile ampliamento che incontra però la contrarietà delle associazioni di categoria dell’Alto Garda e Ledro.
Confcommercio, UNAT e ASAT intervengono con un documento congiunto nel quale esprimono forti perplessità sulla continua espansione territoriale dell’Azienda per il turismo, chiedendo alla Provincia di fermarsi a riflettere sui criteri che devono regolare l’organizzazione turistica trentina.
A sottoscrivere il documento, datato 4 novembre, sono Claudio Miorelli per Confcommercio, Enzo Bassetti per UNAT e Petra Mayr per ASAT. Una presa di posizione che non intende mettere in discussione le potenzialità turistiche di Brentonico né il diritto dell’Amministrazione comunale di cercare nuove opportunità di promozione, ma che solleva una questione più generale: fino a dove può allargarsi un ambito turistico senza perdere la propria identità?
Le tre associazioni ricordano come l’attuale Garda Dolomiti sia nata dall’esperienza di Ingarda costruita attorno a un territorio ben riconoscibile e a un’offerta turistica condivisa. Nel tempo i confini si sono progressivamente ampliati comprendendo Comano Terme, Valle dei Laghi, Val di Gresta e, più recentemente, Mori. Ora si prospetta l’ingresso di Brentonico.
«La semplice contiguità geografica non può essere sufficiente», sostengono i rappresentanti delle categorie economiche. «Un’Azienda per il turismo non è un contenitore amministrativo al quale aggregare progressivamente i Comuni confinanti: è un’organizzazione di marketing e di sviluppo del prodotto turistico e deve quindi mantenere una propria coerenza».
Il timore è che ogni nuovo ingresso finisca per generare ulteriori richieste di adesione da parte dei Comuni confinanti, in un processo potenzialmente senza fine. Una situazione che, secondo le associazioni, rischierebbe di snaturare il sistema delle APT nato proprio per valorizzare territori con caratteristiche, mercati e strategie comuni.
C’è poi una questione normativa. Le associazioni evidenziano come un Comune possa chiedere il trasferimento a un ambito turistico confinante, mentre l’APT interessata e gli operatori economici che la compongono non dispongano di un equivalente potere decisionale. Un meccanismo che, secondo i firmatari, dovrebbe essere rivisto per garantire maggiore partecipazione a chi opera concretamente nel settore.
Il caso di Brentonico presenta, inoltre, un’altra criticità. Dopo il passaggio di Mori un’eventuale ulteriore uscita dall’ambito di Rovereto, Vallagarina e Monte Baldo potrebbe comprometterne gli equilibri e incidere sulle condizioni necessarie per mantenere una propria organizzazione turistica.
Da qui la richiesta rivolta alla Provincia autonoma di Trento di affrontare il problema nel suo complesso prima di autorizzare nuovi ampliamenti, stabilendo criteri chiari e condivisi e riconoscendo alle APT e agli operatori economici un ruolo concreto nelle decisioni.
Le associazioni non escludono forme di collaborazione tra territori diversi, anzi ne riconoscono l’importanza per sviluppare prodotti e iniziative comuni. Ma precisano che «collaborare, però, non significa necessariamente fondersi».
Il messaggio conclusivo è chiaro: prima di ridisegnare ulteriormente la geografia turistica del Trentino occorre valutare non soltanto la vicinanza tra Comuni, ma soprattutto la reale compatibilità delle rispettive offerte turistiche, dei mercati di riferimento e delle prospettive di sviluppo. Una riflessione che, secondo Confcommercio, UNAT e ASAT, non può più essere rinviata.