
La crisi tra AGS e Gruber arriva in consiglio comunale. Oggi, martedì 31 marzo, l’aula di Riva del Garda si riunisce a porte chiuse per affrontare uno dei dossier più delicati degli ultimi anni. Ma alla vigilia della seduta, il confronto si è già spostato sul piano politico. E lo scontro è aperto.
Da una parte l’attuale amministrazione, che difende la scelta di uscire dalla società. Dall’altra l’ex sindaca Cristina Santi e l’ex vicesindaca Silvia Betta, che ricostruiscono in modo diverso le origini della vicenda e contestano il percorso seguito oggi.
Il punto di partenza resta la decisione di AGS – Alto Garda Servizi – di dismettere la partecipazione in Gruber Srl, azienda storica del territorio. Una scelta maturata nei giorni scorsi, con il voto favorevole di oltre il 90% dei soci, sulla base di un quadro economico giudicato ormai compromesso.
I numeri, in effetti, sono pesanti. La società ha chiuso il 2024 con una perdita di 1,3 milioni di euro e il 2025 con un rosso di 1,7 milioni. Le previsioni per il 2026 restano negative, con ulteriori perdite stimate oltre il milione. Un andamento che, secondo il nuovo CdA di AGS, non lascia spazio a un riequilibrio nel breve periodo.
Da qui la decisione: niente nuovo aumento di capitale e avvio di un percorso di uscita, accompagnato dall’incarico a un soggetto terzo per valutare possibili alternative alla liquidazione.
Il sindaco Alessio Zanoni ha rivendicato questa linea, parlando di una scelta necessaria e non più rinviabile. Secondo l’amministrazione, le criticità affondano le radici nel 2021, quando fu avviata l’operazione di acquisizione di Gruber. Un passaggio che, col senno di poi, viene giudicato non sostenibile sotto il profilo industriale e finanziario.
È proprio su questo snodo che si inserisce la replica politica di Santi e Betta.
Per le due consigliere, l’acquisizione non fu una decisione isolata, ma parte di un piano industriale più ampio, costruito dall’allora presidente di AGS Andrea Mora insieme al CdA e approvato dai soci. Un progetto che guardava alla riorganizzazione della società anche in vista della dismissione del ramo energia.
Santi rivendica anche le scelte compiute durante il proprio mandato. In particolare il tentativo, alla scadenza del CdA, di cambiare la governance per orientare la società verso una maggiore attenzione alle attività operative locali. Una decisione che, sostiene, incontrò forti resistenze, anche da parte di chi oggi guida la maggioranza.
Nella ricostruzione delle due consigliere emerge poi un altro elemento critico: il ruolo di Gruber dopo l’acquisizione. Secondo Santi e Betta, la società avrebbe progressivamente deviato dalla missione originaria, concentrandosi sul superbonus 110 invece che sulle attività funzionali ad AGS. Una scelta che avrebbe inciso negativamente sul percorso industriale.
Le critiche si estendono anche alla gestione attuale.
Le due esponenti di minoranza sottolineano come, a loro dire, il nuovo CdA non abbia ancora elaborato un piano industriale. L’analisi sarebbe stata affidata alla società internazionale PricewaterhouseCoopers, ma senza che siano stati resi noti tempi e costi dell’incarico.
Da qui la presa di posizione politica.
La convocazione del consiglio comunale viene giudicata tardiva, perché le decisioni sarebbero già state assunte. E viene annunciata l’assenza dall’aula, accompagnata da una critica sul piano istituzionale: l’accusa è quella di aver informato prima la stampa che i consiglieri, sia di maggioranza sia di minoranza.
Sul fronte opposto, l’amministrazione mantiene la propria linea.
L’obiettivo dichiarato è gestire una situazione ereditata, garantendo trasparenza e riducendo l’impatto economico. Al centro resta anche il tema occupazionale: 53 dipendenti per i quali si stanno cercando soluzioni di continuità, con il coinvolgimento di altri soggetti del territorio.
Intanto, dalla Gruber, l’amministratore Gianni Gruber continua a parlare di una decisione inattesa e non condivisa, ribadendo la disponibilità a individuare alternative per salvaguardare l’azienda.
Il consiglio comunale di oggi rappresenta dunque un passaggio chiave.
Non tanto per le decisioni, già avviate, quanto per il confronto politico e istituzionale che la vicenda ha innescato.
Resta una frattura evidente.
Due letture opposte dello stesso percorso.
E una partita ancora aperta, tra scelte industriali, responsabilità politiche e futuro occupazionale. (n.f.)