
Rendere l’acquacoltura di montagna più sostenibile, innovativa e competitiva. È questo l’obiettivo del progetto di filiera “Competitività e sostenibilità dell’acquacoltura di montagna” coordinato da Astro con il supporto scientifico della Fondazione Edmund Mach e dell’Università di Bologna.
Nei giorni scorsi ricercatori, tecnici e operatori si sono confrontati sui risultati dei primi due anni e sulle azioni previste nella fase finale. Il comparto, pur di nicchia, è strategico per i territori alpini e opera in ambienti di alto valore ecologico, oggi messi alla prova dall’aumento dei costi, dalla necessità di ridurre l’impatto ambientale e dalla crescente richiesta di innovazione.
Uno dei filoni più rilevanti riguarda il Carpione del Garda (Salmo carpio), specie endemica e a rischio estinzione ma di grande pregio commerciale. I ricercatori FEM stanno studiando aspetti biologici e genetici e sviluppando protocolli di allevamento standardizzati, con sistemi di caratterizzazione genetica e tracciabilità. L’obiettivo è avviare una produzione controllata che risponda al mercato senza aumentare la pressione sulla popolazione selvatica, mantenendo distinta la dimensione produttiva da quella conservativa.
Altro ambito chiave è la qualità delle acque. FEM integra metodi tradizionali e tecniche basate sul DNA ambientale (eDNA) per analizzare biodiversità e stato ecologico dei corsi d’acqua collegati agli impianti di troticoltura. Studi che consentono di valutare gli impatti, verificare l’efficacia delle misure di mitigazione e sviluppare strumenti utili anche per certificazioni ambientali.
Spazio poi all’acquacoltura di precisione: analisi dei dati storici, modelli predittivi e machine vision applicata a immagini e video raccolti in vasca permettono di migliorare alimentazione, benessere animale e gestione dei cicli produttivi, con minori sprechi.
Infine, centrale è la valorizzazione degli scarti. Il progetto – finanziato dal Ministero dell’Agricoltura – prevede investimenti per circa 13 milioni di euro tra 11 beneficiari: il 65% destinato alle pescicolture trentine, il 18% a Ricerca & Sviluppo e il 17% alla trasformazione, con la realizzazione di una bioraffineria Astro per recuperare oli e farine di trota da reimmettere nelle filiere food e pet food, in un’ottica “zero sprechi”.