Articolo pubblicato il: 23/02/2026 alle 17:00
La Busa - A Varone polenta e mortadella, una tradizione che attraversa i secoli
Posted By Redazione
Categoria: Cucina, Notizie, Tradizioni

 

A Varone, la storia non si racconta soltanto: si serve nei piatti, si condivide nelle piazze, si tramanda nei gesti. La tradizionale sagra di polenta e mortadella, tra le più antiche feste popolari del Trentino, continua a rappresentare un rito collettivo capace di unire passato e presente, memoria e quotidianità.
Il sindaco Alessio Zanoni ha voluto sottolinearne il significato più profondo con parole che vanno oltre la semplice celebrazione gastronomica. «Non è soltanto una tradizione culinaria – ha evidenziato – ma il segno concreto di una comunità che, nei momenti più difficili della propria storia, ha scelto la solidarietà e la condivisione come strumenti per rialzarsi».
Le radici della manifestazione affondano infatti nei secoli. Le prime testimonianze scritte risalgono al 1708, ma la tradizione potrebbe essere ancora più antica. Il riferimento storico conduce al 1463, quando Ser Gabriel Pitiliani, originario di Siena, destinò i propri beni all’altare di San Giacomo nella chiesa del Pernone. Un gesto che, secondo le ricostruzioni storiche, potrebbe aver dato avvio alle pubbliche distribuzioni di cibo, oggi simbolicamente rinnovate nella sagra.

 

 

 

La distribuzione gratuita di polenta e mortadella non fu, in origine, un momento di festa nel senso moderno del termine. Fu piuttosto una risposta comunitaria a tempi segnati da difficoltà e privazioni: un modo per condividere risorse, rinsaldare legami, restituire fiducia. Ed è proprio questa eredità immateriale che, ancora oggi, la manifestazione conserva.
«Il valore di questa ricorrenza – ha aggiunto Zanoni – sta nella capacità di ricordare anni lontani e, allo stesso tempo, di ribadire quanto siano attuali i principi della partecipazione, dell’ascolto e del sostegno reciproco». Un messaggio che intreccia identità locale e visione civica, trasformando la tradizione in una chiave di lettura del presente.
Accanto al sindaco, la vicesindaca Barbara Angelini ha rimarcato la dimensione umana e simbolica dell’evento. «Una tradizione lunga centinaia di anni – ha scritto – nata come gesto di solidarietà e superamento di momenti di crisi. Un momento di condivisione e calore che dall’inverno ci accompagna verso la primavera». Parole che evocano non solo la stagionalità della festa, ma anche la sua funzione di ponte tra le persone.
Angelini ha poi rivolto un ringraziamento diretto ai volontari del comitato Polenta & Mortadella Varone, riconoscendo il ruolo centrale di chi, anno dopo anno, rende possibile l’evento. Un ringraziamento che richiama, quasi per riflesso, l’impegno della consigliera comunale Loredana Mascaro, tra le anime del comitato organizzatore e figura di riferimento nella costruzione di quella rete silenziosa ma essenziale che sostiene la manifestazione.
La sagra, così, smette di essere soltanto un appuntamento conviviale. Diventa memoria viva, esercizio di identità collettiva, testimonianza di un patrimonio che non si limita alla tradizione, ma si rinnova attraverso la partecipazione. In un tempo che spesso accelera e frammenta, Varone ricorda che fare comunità può essere ancora un gesto semplice: ritrovarsi, condividere, riconoscersi. Anche attorno a un piatto di polenta e mortadella.

(n.f.)

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