Articolo pubblicato il: 11/07/2026 alle 14:00
La Busa - Ventitré volte in salita, “Everest” conquistato in bici
Posted By Redazione
Categoria: Notizie, Sport

 

Ci sono imprese che si misurano con il cronometro e altre che si misurano con la volontà. Quella compiuta da Mauro Bontempelli e Marco Fruner appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Per un’intera giornata hanno sfidato la fatica, il caldo e soprattutto i propri limiti, trasformando una strada della Valle di Ledro nel loro personale “Everest”.
L’obiettivo aveva qualcosa di folle: completare un “Everesting”, una delle prove più dure del ciclismo endurance. La regola è semplice solo sulla carta: ripetere la stessa salita fino a raggiungere almeno 8.848 metri di dislivello, l’altezza della montagna più alta del pianeta. Nessuna pausa per dormire, nessuna scorciatoia. Solo gambe, testa e determinazione.

 

 

La scelta è caduta sulla salita che dal Passo d’Ampola conduce alla chiesa di Santa Croce: cinque chilometri con una pendenza media dell’8%, da ripetere ancora, ancora e ancora. Alla fine le ascese sono diventate 23, per evitare qualsiasi errore nella registrazione GPS, portando il conto finale a 225 chilometri e oltre 9.200 metri di dislivello positivo. Più dell’Everest.
La loro avventura è iniziata alle sei del mattino. Da quel momento il tempo ha perso significato, scandito soltanto dal ritmo delle pedalate, dai tornanti e dai rifornimenti preparati con precisione quasi scientifica. Riso, alimenti dolci, caffè negli ultimi chilometri: ogni dettaglio è stato studiato per permettere al corpo di continuare quando la mente iniziava a chiedere una tregua.
Ma se le gambe hanno spinto le biciclette, è stato il lavoro di squadra a rendere possibile l’impresa. In cima ad ogni salita li aspettavano le famiglie, trasformando il piazzale della chiesa in un piccolo “muretto-box” dove recuperare energie e ripartire. Attorno a loro anche gli amici dello SKT Team e tanti ciclisti incontrati lungo la strada, che hanno deciso spontaneamente di condividere qualche chilometro, regalando sorrisi e incoraggiamenti nei momenti più duri.
«Non volevamo dimostrare niente a nessuno – raccontano Mauro e Marco – Era una sfida con noi stessi. Alla fine è stata la testa a vincere sulla fatica.» Parole semplici che spiegano bene lo spirito dell’Everesting: non una gara contro gli altri, ma un viaggio dentro i propri limiti.
L’impresa, però, non si ferma ai numeri. I due ciclisti hanno deciso di utilizzare la visibilità conquistata per lanciare un messaggio importante: chiedere più rispetto e più sicurezza per chi pedala sulle strade, ricordando i tragici incidenti che negli ultimi mesi hanno colpito il mondo del ciclismo anche nella nostra regione.
Con l’ultima salita è arrivata anche la soddisfazione di inviare i dati al club internazionale Hells 500, che certifica ufficialmente gli Everesting completati. Poi, finalmente, il tempo di fermarsi ad ammirare il panorama dalla cima di Santa Croce. Un orizzonte che, dopo 23 ascese, aveva il sapore di una vetta himalayana.
Perché l’Everest, a volte, non si trova in Nepal. Può nascondersi anche tra le montagne della Valle di Ledro, dove due amici hanno dimostrato che le imprese più grandi iniziano sempre con una semplice pedalata.

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