Articolo pubblicato il: 07/09/2026 alle 15:00
La Busa - Un tesoro nascosto nel Parco Arciducale di Arco
Posted By Redazione
Categoria: Ambiente, Notizie, Scienze

 

Ci sono alberi che, anche quando sembrano vecchi, feriti o parzialmente compromessi, continuano a essere pieni di vita. È il caso dei monumentali lecci del Parco Arciducale di Arco, custodi silenziosi di un piccolo tesoro della biodiversità: il Cerambyx cerdo, conosciuto come cerambice della quercia, un grande coleottero protetto a livello europeo e considerato specie di particolare interesse conservazionistico. A richiamare l’attenzione su questa presenza è l’assessora all’Ambiente Chiara Parisi, che ha voluto raccontare ciò che spesso sfugge agli occhi di chi attraversa il parco. «In pochi lo sanno – spiega – ma i monumentali lecci del Parco Arciducale custodiscono un abitante davvero speciale». Il motivo è legato proprio alla loro età: il cerambice dipende infatti dai grandi alberi vetusti e dal legno in decomposizione, elemento fondamentale del suo ciclo biologico.
La presenza di cavità, parti morte e legno marcescente non rappresenta dunque soltanto il segno del tempo che passa, ma può trasformarsi in habitat prezioso per insetti, funghi e molti altri organismi, alimentando una rete ecologica invisibile ma essenziale.

 

 

Alberi antichi, sicurezza e biodiversità
È qui che entra in gioco uno degli aspetti più delicati della gestione del verde storico. «Tutti gli alberi vetusti del parco vengono monitorati e valutati periodicamente da arboricoltori – sottolinea Parisi – applicando le necessarie misure di messa in sicurezza per garantire la pubblica incolumità senza dover abbattere l’albero».
Una filosofia che cerca dunque il punto di equilibrio fra due esigenze: sicurezza dei visitatori e conservazione della biodiversità. «Custodire la natura in città – osserva l’assessora – significa trovare il giusto equilibrio tra la sicurezza di chi vive i parchi e la salvaguardia delle specie che li abitano».

Un giardino nato nell’Ottocento
E non è un parco qualsiasi. L’attuale Arboreto è ciò che resta del grande giardino realizzato attorno al 1872 dall’arciduca Alberto d’Asburgo, che aveva scelto Arco come residenza invernale. Quel parco si estendeva originariamente per circa cinque ettari ed era popolato da specie mediterranee, nordamericane e subtropicali, in sintonia con il clima eccezionalmente mite della conca arcense. Fu anche grazie alla presenza dell’arciduca e della nobiltà austro-ungarica che, nella seconda metà dell’Ottocento, Arco consolidò la propria fama di Winterkurort, città climatica e di soggiorno capace di attirare ospiti da tutta Europa.
Dopo anni di abbandono seguiti alla Prima guerra mondiale, nel 1964 il botanico Walter Larcher dell’Università di Innsbruck ridisegnò il parco come Arboreto, creando i celebri “paesaggi vegetali in miniatura”. Dal 1992 la struttura collabora scientificamente con il MUSE.

Un patrimonio tornato a nuova vita
Il Parco Arciducale ha vissuto anche una storia recentissima importante: dopo circa due anni di lavori, è stato riaperto nell’estate 2025, al termine di un ampio intervento di restauro finanziato nell’ambito del PNRR e dedicato proprio alla valorizzazione dei parchi e giardini storici.
Oggi custodisce oltre 200 specie di alberi e arbusti, alcune delle quali risalgono ancora all’impianto ottocentesco: dai grandi lecci alle sequoie, dal cipresso di Lawson alle numerose essenze mediterranee ed esotiche.
Ma forse il fascino maggiore sta proprio nelle presenze che non si vedono immediatamente.
Perché dentro una corteccia scavata, in una cavità o nel legno che lentamente ritorna alla terra può continuare una storia iniziata ben prima di noi.
E allora l’invito dell’assessora Chiara Parisi assume un significato particolare: la prossima volta che si cammina sotto quei giganteschi lecci, vale la pena ricordare che il Parco Arciducale non è soltanto un giardino storico, ma un vero santuario urbano della biodiversità. (n.f.)

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Data e ora di stampa: 07/09/2026 17:03
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