Articolo pubblicato il: 26/02/2026 alle 19:30
La Busa - Un rito, una comunità: dal fuoco nasce la voce di Santa Maria al Lago di Torbole
Posted By Redazione
Categoria: Arte, Cultura, Notizie, Storia

 

Ci sono attese che non si misurano in giorni o calendari, ma nel modo in cui una comunità trattiene il respiro. Attese silenziose, profonde, fatte di memoria e di appartenenza. A Torbole, per settimane, quella attesa ha avuto il suono immaginato di una voce che ancora non c’era, ma che tutti sentivano già vicina, come raccontato da La Busa online.
Giovedì 26 febbraio non è stato semplicemente il giorno di una fusione. È stato il giorno di un’emozione condivisa, di un viaggio carico di significati, di un momento destinato a rimanere inciso nella storia emotiva del paese. Perché quando nasce una campana, non nasce soltanto un oggetto di bronzo. Nasce un simbolo. Nasce un frammento di futuro.
A raccontarlo ai lettori de La Busa online è il sindaco Gianni Morandi, ancora visibilmente emozionato per quanto vissuto a Innsbruck, nella storica fonderia Grassmayr, dove è nata la nuova campana della chiesa di Santa Maria al Lago.

 

 

 

«Oggi non stiamo semplicemente assistendo alla fusione di una campana. Stiamo vivendo un passaggio di comunità», ha detto davanti al crogiolo incandescente, mentre il bronzo liquido colava nella forma preparata con cura artigianale. «In questo fuoco c’è la nostra storia, nel suono che verrà ci sarà il nostro futuro.»
Parole che non suonano come una formula, ma come la sintesi perfetta di ciò che si respirava in quella sala: quasi sessanta persone partite insieme da Nago-Torbole, uno spaccato autentico del paese. Credenti e cittadini, giovani e anziani, rappresentanti delle istituzioni e della società civile. Una comunità intera che ha scelto di esserci.
«Questa delegazione è lo specchio della nostra comunità», ha sottolineato il sindaco. «Sensibilità diverse, percorsi diversi, ma unite da un unico sentimento di appartenenza. Con la fascia tricolore porto qui l’intero paese.»
E proprio in questa immagine – la fascia indossata davanti al fuoco della fusione – si coglie il senso più profondo della giornata. Perché la campana di Santa Maria al Lago non è soltanto un oggetto liturgico. È un segno civile, un elemento che attraversa la vita di tutti.
«Questa campana non è soltanto un simbolo religioso», ha spiegato Morandi. «È un richiamo alla memoria, alla solidarietà, alla vita condivisa. Il suo suono non sarà un rumore, ma una voce.»
Una voce. È questa la parola che ritorna più volte nel suo racconto. Non un rintocco impersonale, ma qualcosa di vivo, capace di accompagnare le giornate, le feste, le ricorrenze, i momenti lieti e quelli difficili.
«Sarà un augurio di prosperità, di coesione e di speranza. Una voce nuova che risuonerà sul lungolago e accoglierà chi vive qui e chi arriva nel nostro comune.»
C’è, nelle sue parole, la consapevolezza che un gesto antico come la fusione di una campana possa parlare al presente con una forza sorprendente. Davanti al bronzo incandescente, mentre il silenzio si faceva più intenso, molti hanno percepito di stare assistendo a qualcosa che va oltre la tecnica. Un rito. Un passaggio.
La visita al museo della fonderia, la scoperta della storia secolare dell’arte campanaria, la spiegazione delle leghe, delle forme, dell’accordatura: ogni momento ha rafforzato la percezione che quella campana non nasce per caso. Nasce dall’incontro tra competenza artigianale e sentimento collettivo.
E quando il bronzo ha riempito lo stampo, il tempo è sembrato fermarsi.
«Sono orgoglioso e profondamente commosso di rappresentare Nago-Torbole in questo momento così significativo», ha confidato il sindaco.
È stato lì, in quell’istante sospeso, che molti hanno compreso il valore storico della giornata. Perché ridare voce a una campana significa, in fondo, ridare voce a una comunità. Significa riaffermare un legame con il proprio passato e, insieme, consegnare un segno alle generazioni future.
Ad aprile la nuova campana verrà installata nella sua sede definitiva. Sarà allora che Torbole potrà ascoltarla per la prima volta. Ma, come ha ricordato Morandi, qualcosa è già accaduto.
«Quando tornerà a suonare, sarà la voce di tutti noi.»
E forse è proprio questo il dono più grande di questa giornata: aver trasformato un intervento necessario in un momento di identità condivisa. Un evento storico, sì. Ma soprattutto un’emozione collettiva che resterà nella memoria del paese, come quei suoni che non appartengono soltanto all’aria, ma al cuore di una comunità.
Nicola Filippi

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