
Prende il via venerdì 3 aprile alle ore 13 e 20 su Rai Radio 1 regionale il nuovo programma realizzato dalla sede di Trento dal titolo “C’era una volta in Trentino”, un viaggio narrativo tra attività e mestieri di un tempo recente profondamente trasformati, se non del tutto superati, dall’avvento delle tecnologie digitali.
Ad aprire il ciclo sarà il fotografo arcense Fabio Galas, protagonista della prima puntata. La sua testimonianza rappresenta in modo emblematico il passaggio epocale vissuto da intere categorie professionali: dalla fotografia analogica a quella digitale, dai reportage in bianco e nero per i quotidiani allo sviluppo dei rullini per i clienti. Un cambiamento non solo tecnico, ma umano e culturale, che ha ridefinito tempi, relazioni e modalità di lavoro.
Il programma si propone infatti di raccontare non soltanto come si lavorava, ma soprattutto cosa significava lavorare in quegli anni: il rapporto diretto con i clienti, la manualità, l’attesa, la fiducia. Elementi oggi spesso sostituiti dalla velocità e dall’automazione.
A guidare il pubblico in questo percorso saranno la cantautrice roveretana Isotta Tom e il cabarettista Lucio Gardin, affiancati dalla regia di Stefano Uccia. Gli interventi, arricchiti da brani musicali scelti dagli stessi ospiti, si sviluppano in un tono narrativo e intimo, privilegiando la dimensione emotiva rispetto a quella tecnica.
Nelle puntate successive, in onda sempre di venerdì alle 13 e 20, il racconto si allargherà ad altri mestieri e percorsi di vita: dalla vendita di dischi in vinile e CD alla moda sartoriale, da un muratore oggi diventato animatore per bambini a un ex noleggiatore di videocassette, fino a un poliziotto che ha scelto la strada dell’arte. E ancora: il primo body-builder del Trentino, un proprietario di studio di registrazione, un musicista, un’insegnante e un sindacalista.
“C’era una volta in Trentino” si presenta così come un racconto corale della memoria recente, capace di restituire valore a esperienze professionali che hanno segnato un’epoca e che oggi, pur trasformate, continuano a parlare al presente.
