
Si è svolta domenica 27 settembre la solenne commemorazione dei legionari cecoslovacchi Antonín Ježek, Karel Nováček, Jiří Schlegl e Václav Svoboda, catturati e giustiziati ad Arco dagli austroungarici mentre, durante la Prima guerra mondiale, combattevano con l’esercito italiano.
La cerimonia è iniziata con la Messa nella Collegiata, officiata dal parroco don Francesco Scarin, con il coro Castel della Sat di Arco diretto da Enrico Toccoli e il trombettista Omar Morandi. Presenti la sindaca Arianna Fiorio, rappresentanti dell’amministrazione comunale e della Provincia, numerosi gruppi alpini, associazioni d’arma e forze dell’ordine. Nutrita anche la delegazione della Repubblica Ceca, con il vice ambasciatore in Italia Jiří Jílek, rappresentanti del ministero della Difesa e dell’Associazione legionari cecoslovacchi.
Dopo la Messa il corteo ha raggiunto il monumento a San Venceslao e successivamente quello di Prabi, tra gli olivi, nel luogo dove nel settembre 1918 i quattro giovani legionari furono impiccati.
«Non commemoriamo semplicemente un fatto di guerra – ha ricordato il capogruppo degli alpini di Arco Giorgio Vivori – ma persone che credevano nella loro patria e diedero la vita per questo sogno». Un ricordo che oggi, ha aggiunto, assume anche il significato dell’unità europea e della pace tra Paesi un tempo contrapposti.
La sindaca Fiorio ha ricordato come i quattro legionari fossero animati dagli ideali di libertà e autodeterminazione che portarono alla nascita della Cecoslovacchia. Nel suo intervento ha quindi richiamato l’attualità del messaggio lasciato dalle tragedie del Novecento, sottolineando la necessità di privilegiare «il dialogo quando prevale la contrapposizione, la cooperazione quando prevale la forza».
Il vicepresidente dell’Associazione legionari cecoslovacchi Tomáš Pilvousek ha ringraziato Arco per l’impegno con cui continua a custodire questa memoria, mentre il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini ha sottolineato l’importanza di trasmettere alle nuove generazioni il ricordo delle tragedie vissute da una terra di confine come il Trentino.
A chiudere gli interventi è stato il vice ambasciatore Jiří Jílek, che ha ricordato come la vicenda dei quattro legionari rappresenti ancora oggi un legame tra Italia e Repubblica Ceca: «Grazie a voi la loro storia non rimane soltanto una pagina dei libri, ma continua a vivere nella nostra comune coscienza europea».










