
Dalla piscina di Turbigo alle onde del Garda, fino all’onorificenza di Cavaliere della Repubblica ricevuta a Trento il 4 novembre. Marco Aggravi racconta sessant’anni di vita, sedici dei quali dedicati al volontariato. Una storia di sport, inclusione e amore per il prossimo, accompagnata da una sorprendente coincidenza: il numero 108.
Ci sono vittorie che non si misurano con un cronometro. E medaglie che raccontano molto più di un successo personale. Marco Aggravi, 60 anni, residente ad Arco, ha ricevuto a Trento l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, riconoscimento per sedici anni di impegno accanto a persone con disabilità, anziani e giovani in difficoltà.
«Quando ho letto il mio nome sulla Gazzetta Ufficiale ho pensato a una bufala. Ancora oggi tremo dall’emozione».
La notizia era arrivata con una telefonata dal Commissariato del Governo: «Mi hanno detto che sulla Gazzetta Ufficiale del 6 agosto c’era una sorpresa. Ho iniziato a scorrere i nomi: Federica Brignone, Paris lo sciatore, altri personaggi famosi. Poi ho visto Aggravi Marco, nato a Busto Arsizio. Mi è quasi venuto un colpo».
Nato il 18 marzo 1966, cresciuto a Turbigo, nel Milanese, con profonde radici familiari a Sarteano, in Toscana, Marco ha scoperto molto presto il valore dello sport come strumento di inclusione.
Tutto comincia in una piscina, con un ragazzo di nome Gianluca. «Facevo l’istruttore di nuoto. Un giorno i suoi genitori me lo portarono in piscina. Gianluca aveva una disabilità e non riusciva nemmeno a stare in piedi. Insieme ad Aldo, il mio allenatore, abbiamo cominciato a insegnargli a nuotare». Una sfida affrontata con pazienza, fiducia e affetto. Gli anni sono passati, Gianluca ha imparato a nuotare, poi a gareggiare. Oggi, racconta Marco, compete nel dorso e conquista medaglie. «Gianluca oggi vince tante gare ed è rimasto affezionatissimo a me».
È una storia che anticipa il senso di tutto ciò che sarebbe venuto dopo: aiutare qualcuno a scoprire capacità che nemmeno immaginava di possedere.
Nel 2005 Marco decide di cambiare vita. «Ho caricato tutto su un furgone e mi sono trasferito in Trentino. Torbole era il paradiso del windsurf».
Diventa atleta dello speed, gareggia con il numero velico ITA 108, ma un giorno, osservando alcuni ragazzi con disabilità impossibilitati a entrare nelle acque del Garda, comprende che la sua passione può diventare qualcosa di più grande.
Comincia a collaborare con la cooperativa Amalia Guardini di Rovereto. Progressivamente lascia le competizioni per dedicarsi agli altri. Oggi sono gli stessi ragazzi con disabilità a insegnare windsurf sul simulatore ai coetanei. Un’inversione di ruoli che rafforza l’autostima e abbatte i pregiudizi. «Voglio dare voce a chi non ha voce. L’autostima è il motore della loro rinascita».
Marco lavora nella concessionaria Manco di Arco.
Dedica ferie, permessi e tempo libero al volontariato. Quest’anno ha organizzato sedici eventi, grazie anche al sostegno del Circolo Surf Segnana. Nel 2027 vuole costituire formalmente l’associazione Marco ITA 108. Ma quando gli chiediamo a chi dedichi il titolo di Cavaliere, la voce si spezza. «A mamma Anna e papà Coriolano, che non ci sono più. E ai miei ragazzi. Spero che quello che facciamo contribuisca a cambiare il mondo, senza più barriere».
Poi racconta un’incredibile coincidenza. Il suo numero velico, 108, racchiude il 10, mese di nascita della madre, ottobre, e l’8, giorno di nascita del padre, 8 agosto. «Quel numero me lo hanno assegnato. Lo ha scelto il destino». E il destino sembra ripetersi: Marco ha ricevuto l’onorificenza il 4 novembre 2026, esattamente 108 anni dopo il 4 novembre 1918, data della vittoria italiana nella Prima guerra mondiale, ricordata nella Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.
Un numero che attraversa la sua esistenza, intrecciando sport, affetti e solidarietà.
ITA 108. Due genitori nel cuore, una vita dedicata agli altri. E una medaglia che vale molto più di una vittoria.
Nicola Filippi