Articolo pubblicato il: 14/09/2026 alle 17:30
La Busa - Gonfalone di Arco, due versioni sull’origine: Trebo chiede chiarezza
Posted By Redazione
Categoria: Amministrativa, Notizie, Storia

 

Il restauro non è in discussione. La storia del gonfalone, invece, sì. A pochi giorni dall’annuncio del Comune di Arco sull’intervento conservativo dello storico drappo cittadino, l’ex assessore alla Cultura Guido Trebo solleva una questione precisa e chiede chiarimenti all’attuale assessore Massimiliano Floriani.
Il nodo riguarda la datazione del manufatto. Nel comunicato municipale il gonfalone viene indicato come «risalente al 1700», con rifacimenti successivi e una probabile realizzazione da parte di una bottega trentina. Ma Trebo richiama una ricerca pubblicata nel marzo 2025 dall’Archivio storico dello stesso Comune, che ricostruisce invece la confezione del gonfalone nel 1949 da parte della ditta “La Nazionale – Manifatture” di Milano.
Una differenza di oltre due secoli che, secondo l’ex assessore, «merita una spiegazione».

 

 

Trebo precisa anzitutto di condividere la scelta del restauro. «Le condizioni del manufatto richiedono attenzione e il suo valore per la città giustifica l’impegno a conservarlo», osserva, ricordando di essersi occupato della questione già durante il proprio mandato. Fu proprio allora, spiega, che venne chiesto all’Archivio storico di approfondire l’origine del gonfalone. La ricerca individuò due momenti distinti: la concessione del diritto di utilizzare il gonfalone, risalente al regio decreto del 29 dicembre 1930, e la sua realizzazione materiale.
Secondo i documenti citati da Trebo, il 5 agosto 1949 il Comune ordinò alla ditta milanese la confezione del drappo. Seguì una fattura del 12 ottobre e, l’8 novembre, una lettera con cui il Comune confermava la ricezione del gonfalone.
L’ex assessore richiama anche la determinazione dirigenziale del 17 agosto 2026, con cui il Comune ha affidato il restauro per 4.782,40 euro, Iva compresa, dopo l’accertamento dell’interesse culturale e l’autorizzazione della Soprintendenza. L’atto, sottolinea però Trebo, non riporterebbe né la datazione settecentesca né l’attribuzione a una bottega trentina.
Da qui la richiesta all’assessore Floriani: chiarire se siano emersi elementi tecnici nuovi, come tessuti o ricami più antichi successivamente riutilizzati, e rendere comprensibili le basi di questa diversa ricostruzione. «Se sono emerse evidenze più antiche, il Comune le illustri. Se invece quelle affermazioni non hanno adeguato riscontro, il comunicato va corretto», afferma Trebo.
Il punto, insiste l’ex assessore, non è sminuire il valore del gonfalone: «Un manufatto del 1949 può avere pieno valore storico, artistico e identitario. La sua conservazione non ha bisogno di due secoli di antichità in più per essere giustificata».
La questione passa ora all’assessore alla cultura Floriani, chiamato a chiarire come la ricostruzione tecnica e quella archivistica possano conciliarsi. Perché, come ricorda Trebo, «prendersi cura della memoria collettiva significa anche rispettare il lavoro di chi l’ha ricostruita attraverso i documenti».

(n.f.)

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