Articolo pubblicato il: 03/10/2026 alle 17:00
La Busa - Educazione digitale, l’Alto Garda fa rete: cinque incontri e Patti Digitali già firmati da 300 famiglie
Posted By Redazione
Categoria: Cultura, Giovani, Notizie, Tecnologia

Non basta togliere uno smartphone dalle mani di un ragazzo. Bisogna aiutare famiglie, insegnanti ed educatori a capire quando consegnarlo, come accompagnarne l’utilizzo e, soprattutto, come evitare che ogni genitore si ritrovi solo davanti a una delle sfide educative più complesse del nostro tempo. Parte da qui il nuovo percorso del Distretto famiglia Alto Garda, cinque appuntamenti dal 6 ottobre al 19 gennaio dedicati a emozioni, crescita, relazioni e tecnologie.

 

 

Un progetto che si intreccia direttamente con l’esperienza dei Patti Digitali, partita da Arco e fortemente sostenuta dall’assessore Mattia Mascher alle politiche giovanili, sociali, istruzione e prima infanzia. Un’esperienza che in meno di un anno ha raggiunto un dato significativo: circa 300 famiglie arcensi hanno già sottoscritto volontariamente il Patto, nato per costruire regole condivise sull’ingresso di bambini e adolescenti nel mondo degli smartphone e dei social. Il modello di Arco è diventato nel frattempo progetto strategico del Distretto famiglia Alto Garda, con l’obiettivo di estendersi agli altri Comuni. «Queste formazioni del progetto strategico del Distretto Famiglia sono molto importanti come base anche per la diffusione dei Patti Digitali», sottolinea Mascher. Un percorso, dunque, che prova a passare dalle regole alla conoscenza, offrendo agli adulti strumenti per comprendere meglio quello che accade nella crescita dei più giovani.

Si parte da Riva, poi Arco e Dro
Il primo appuntamento è fissato per martedì 6 ottobre a Riva del Garda, alle 20.45 nella sala Langer. Silvia Faccioli incontrerà i genitori dei bambini da zero a sette anni per parlare di regolazione emotiva e sviluppo. Il ciclo è realizzato con la collaborazione di Mind4Children, spin off dell’Università di Padova guidato dalla professoressa Daniela Lucangeli, e vede anche il coinvolgimento dello psicoterapeuta Alberto Pellai.
Proprio Pellai sarà ad Arco martedì 13 ottobre, alle 17.30 al centro giovani intercomunale Cantiere 26. Medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, è autore, tra gli altri, di Esci da quella stanza, volume che affronta il rapporto fra adolescenti, vita reale e universo digitale. L’incontro assume un peso particolare proprio per il percorso avviato ad Arco con i Patti Digitali.
Terza tappa martedì 20 ottobre a Dro, alle 20.45 al Centro culturale, dove Marcello Riccioni affronterà lo sviluppo emotivo e la regolazione nella fascia dai 7 ai 14 anni.
Il 17 novembre si tornerà a Riva del Garda, alle 20.45 nella sala cinema della Comunità di valle: Alberto Frizziero parlerà a genitori di bambini e ragazzi da zero a 14 anni nell’incontro dal titolo significativo “Il digitale come co-regolatore non è sostitutivo per nessuno”.
A chiudere il percorso sarà il 19 gennaio, alle 20.45 online, la lectio magistralis di Daniela Lucangeli, “La scuola che vorrei: l’errore come risorsa educativa”.
Il modello dei Patti Digitali
Dietro gli incontri c’è una convinzione che l’assessore Mattia Mascher porta avanti ormai da tempo, anche attraverso i propri canali social, dove continua a condividere approfondimenti e contributi di professionisti sul rapporto tra giovani e nuove tecnologie.
Il punto centrale dei Patti Digitali è sottrarre le famiglie alla logica del «tutti gli altri ce l’hanno». La prima indicazione proposta ad Arco è quella di attendere almeno i 14 anni prima di consegnare uno smartphone personale, costruendo attorno ai ragazzi un accordo tra famiglie, scuola, associazioni sportive, realtà sociali e culturali. «Il singolo genitore da solo non basta – ha spiegato Mascher – serve un’intera comunità».
La rete costruita ad Arco comprende infatti scuole, pediatri, associazioni sportive e sociali, oratorio e scout. Il fatto che 300 famiglie abbiano già aderito è il segnale di quanto il tema sia sentito e ha contribuito a trasformare l’esperienza locale in una proposta territoriale.
La sfida ora si allarga: non demonizzare la tecnologia, ma imparare a governarla. Perché educazione digitale significa anche educazione alle relazioni, al tempo, ai limiti e alla libertà. E per farlo, il messaggio che arriva dall’Alto Garda è che bambini e ragazzi non possono essere lasciati soli. Ma neppure i loro genitori.
(n.f.)

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Data e ora di stampa: 03/10/2026 18:29
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