Articolo pubblicato il: 31/07/2026 alle 11:00
La Busa - Dietro ogni appiglio c’è un’idea: Arco Climbing racconta il lavoro dei tracciatori
Posted By Redazione
Categoria: Notizie, Sport

 

Quando il pubblico applaude un passaggio spettacolare o trattiene il fiato davanti a un ultimo movimento decisivo, difficilmente pensa a chi quella sfida l’ha progettata. Eppure, dietro ogni gara di arrampicata sportiva, c’è un lavoro lungo, meticoloso e spesso invisibile. È quello dei tracciatori, chiamati a immaginare e costruire i percorsi che mettono alla prova gli atleti.
Con la conclusione del World Youth Climbing Championships 2026, disputato al Climbing Stadium di Prabi, Arco Climbing ha voluto rendere omaggio proprio a queste figure, protagoniste silenziose del successo organizzativo della rassegna iridata.

 

«Dietro ogni grande gara c’è un lavoro che spesso rimane nell’ombra, ma che rende possibile ogni emozione vissuta sulla parete», scrive la società arcense, che ha voluto ringraziare chi «ha trasformato idee, esperienza e creatività in blocchi capaci di mettere alla prova i migliori giovani atleti del mondo».
Un riconoscimento che porta il nome di tre professionisti che hanno lavorato nelle due settimane iridate: Marco Erspamer, World Climbing International Routesetter, Anna Borella, anch’essa World Climbing International Routesetter, e Gioele Piffer, tracciatore FASI Boulder di primo livello.
Il loro compito è tanto delicato quanto determinante. Ogni via e ogni blocco devono essere progettati per separare le prestazioni dei migliori atleti, garantendo al tempo stesso sicurezza, spettacolarità, equilibrio tecnico e imparzialità. Nulla è lasciato al caso: ogni presa, ogni volume e ogni movimento vengono studiati nei minimi dettagli, testati e modificati fino a raggiungere il livello di difficoltà desiderato. «Dietro ogni movimento c’erano ore di confronto, studio e un’incredibile attenzione ai dettagli», sottolinea Arco Climbing, che ringrazia i tre tracciatori «per la passione, la professionalità e il lavoro straordinario portato in questo evento».
Il Mondiale giovanile di Arco ha rappresentato ancora una volta una vetrina internazionale non soltanto per gli atleti, ma anche per tutte quelle professionalità che operano lontano dai riflettori e che contribuiscono alla riuscita di un evento di livello mondiale. «È anche grazie a voi – conclude la società – se queste due settimane resteranno un ricordo speciale per atleti, tecnici e pubblico».
Perché, nell’arrampicata sportiva, la gara inizia molto prima che il primo atleta metta le mani sulla parete: comincia quando un tracciatore immagina il percorso che, pochi giorni dopo, potrà fare la storia di un campionato del mondo.
(n.f.)

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Data e ora di stampa: 31/07/2026 12:10
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