
Ci sono vite che sembrano attraversare un secolo raccogliendone, una dopo l’altra, tutte le trasformazioni. Quella di Giannina Fravezzi, per molti semplicemente “Giovannina”, comincia lontano dal Trentino, passa attraverso l’emigrazione, la guerra, un amore capace di cambiare il corso di un’esistenza e arriva fino a una grande festa sotto gli alberi di Brusino. Il 14 agosto Giannina ha compiuto cento anni. E li ha festeggiati come ha sempre affrontato la vita: circondata dalle persone a cui vuole bene e senza alcuna intenzione di starsene in disparte.
Giannina nasce il 14 agosto 1926 a Châtelet, cittadina della Vallonia belga, nella provincia dell’Hainaut. Un luogo legato anche alla storia dell’arte: nel 1910 vi si trasferì con la famiglia un giovanissimo René Magritte, destinato a diventare uno dei grandi protagonisti del surrealismo.
Ma la storia della famiglia Fravezzi aveva già attraversato l’oceano. Il padre Giovanni era nato a Mariana, in Brasile, dove i suoi genitori erano emigrati dal piccolo paese trentino per sfuggire alla miseria e cercare una vita migliore. Tornato alla fine dell’Ottocento a Brusino, Giovanni ripartì ancora, questa volta verso il Belgio, dove trovò lavoro in una cava di pietra. Un mestiere durissimo, di quelli che raccontano meglio di tante parole cosa significasse allora emigrare.
Nonostante la distanza il legame con Brusino non si spezzò mai. Giannina tornava spesso in Trentino con i genitori per incontrare i parenti. E fu proprio uno di quei ritorni a decidere tutto.
Era il 1942, aveva 17 anni, quando a Brusino incontrò un giovane del paese, Agostino Berlanda. Fu l’amore. Giannina quella volta non tornò più in Belgio. Rimase con i parenti nella vecchia casa di famiglia, aspettando il giorno delle sospirate nozze. Il passaggio dalla città belga a un piccolo paese trentino in tempo di guerra non fu semplice. Giannina conserva ancora immagini nitide di quegli anni: i pavimenti fatti di assi di legno, il freddo che in inverno saliva dalle fessure, le pulci e perfino le galline che giravano liberamente per casa. Poi, un poco alla volta, con il lavoro e tanti sacrifici, quella casa venne sistemata e ammodernata.
Anche entrare nella comunità non fu immediato. Arrivata dal Belgio, Giannina vestiva come una ragazza di città. A Brusino il suo abbigliamento appariva “stravagante”, mentre per lei era semplicemente normale. Un piccolo scontro tra mondi diversi che oggi fa sorridere, ma che racconta quanto fosse grande, allora, la distanza culturale tra una città industriale europea e un paese delle valli trentine.
Dal matrimonio con Agostino nacquero tre figli: Fabio nel 1959, Loredana nel 1961 e Nicoletta nel 1963. Insieme al marito Giannina aprì e gestì per molti anni il Bar Fravezzi, proprio nel centro del paese. Non era soltanto un esercizio pubblico: divenne un punto di ritrovo, uno di quei locali nei quali passavano le giornate e, insieme, un pezzo della vita della comunità. Molti degli allora giovani ricordano ancora quando nel bar arrivò il jukebox. Bastava una moneta, scegliere una canzone e il piccolo locale di Brusino si riempiva delle voci e delle melodie del momento. Si stava insieme, si ascoltava musica, ci si guardava, ci si innamorava.
A cent’anni Giannina conserva una sorprendente vitalità. Alla domanda su quale sia il segreto per essere arrivata così arzilla a questo traguardo, la risposta arriva senza formule miracolose: «Una vita di grande lavoro, tanti sacrifici. Ho sempre mangiato di tutto, ma soprattutto bisogna avere fortuna». Una fortuna che, almeno sul fronte della salute, l’ha accompagnata a lungo. Non aveva mai sofferto di malattie importanti e soltanto lo scorso anno, a 99 anni, ha varcato per la prima volta la soglia di un ospedale a causa di una polmonite che l’aveva fortemente debilitata. Una prova superata: oggi racconta di sentirsi addirittura più forte di prima.
E poi c’è un’altra passione che l’ha accompagnata per tutta la vita: viaggiare. I familiari l’hanno portata spesso in giro per l’Italia; fino a pochi anni fa frequentava regolarmente le terme di Abano e non si tirava indietro quando c’era l’occasione di partecipare a una gita. Lo scorso anno, alla soglia del secolo di vita, è andata persino a Gardaland, che non aveva mai visitato. L’aereo, del resto, non le ha mai fatto paura: nella sua vita lo ha preso almeno una cinquantina di volte, soprattutto per tornare in Belgio e mantenere vivo il rapporto con i parenti e con quella terra dove tutto era cominciato.
E il Belgio è tornato idealmente a Brusino anche per il suo centesimo compleanno. Alla festa, organizzata nel parco di una casa di famiglia poco fuori dal paese, hanno partecipato circa cinquanta persone tra parenti e amici, con un folto gruppo di nipoti e pronipoti arrivati proprio dal suo paese di origine. E Giannina non c’ha pensato due volte a farsi bella per l’occasione, facendo una seduta da parrucchiera ed estetista.
Tra gli invitati ce n’era uno davvero speciale: il piccolo Achille, nato proprio quest’anno da una nipote di Giannina che vive in Svizzera. Il più giovane della famiglia accanto alla festeggiata più longeva: Achille è nato nel 2026, Giannina nel 1926. Esattamente cent’anni di differenza. Un secolo racchiuso nell’abbraccio ideale tra due generazioni, tra chi ha appena iniziato il proprio cammino e chi può voltarsi indietro e raccontare cento anni di vita.
A portare gli auguri dell’intera comunità è stato anche il sindaco di Cavedine David Angeli, che le ha consegnato un mazzo di fiori alla presenza del delegato della frazione di Brusino Camillo Luchetta.
Poi la cena, la musica, le poesie recitate per lei, i ricordi, la grande torta e i ringraziamenti, in una festa proseguita fino a tarda notte. E naturalmente “Giovannina” era sempre lì, in prima fila. Un secolo intero, attraversato senza smettere di essere curiosa della vita.






