
Dopo l’intervento dell’ingegner Pietro Matteotti, che sulle pagine de La Busa ha espresso un giudizio complessivamente positivo sul nuovo collegamento ciclabile tra Nago e la piana dell’Alto Garda, arriva in redazione la lettera di una lettrice che sposta l’attenzione su un aspetto diverso dell’opera: la conformità e la sicurezza dell’ultimo tratto del percorso.
A scrivere è Tania Mazzoldi, originaria di Nago e residente ad Arco, che afferma di aver letto con interesse l’analisi dell’ex assessore, giudicandola però «alquanto politica», perché concentrata soprattutto sulle prospettive dell’infrastruttura e sul suo valore turistico.
Secondo la lettrice il dibattito pubblico starebbe trascurando una questione ben più concreta: la presenza, quasi al termine della ciclabile, di un cartello di divieto alle biciclette.
«Sono sul percorso e mi metti il cartello di divieto? Al limite metti “bici a mano”», scrive Mazzoldi, evidenziando quella che considera una contraddizione progettuale. A suo avviso, il ciclista viene infatti condotto lungo il tracciato per poi trovarsi improvvisamente senza la possibilità di proseguire in sella.
Nella sua lettera la cittadina richiama anche alcuni riferimenti normativi. In particolare cita il decreto ministeriale n. 557 del 1999, osservando come la normativa tecnica preveda limiti alle pendenze delle piste ciclabili e sostenendo che un tratto con una pendenza del 12% non sarebbe compatibile con una nuova infrastruttura ciclabile, salvo casi particolari e di limitata estensione.
Sempre secondo la lettrice, se il tratto finale non può essere percorso in bicicletta sarebbe necessario garantire condizioni adeguate per chi è costretto a proseguire a piedi, ad esempio con uno spazio dedicato ai pedoni. «Di fatto il cartello obbliga il ciclista a scendere e a spingere la bici», osserva, aggiungendo che l’assenza di un percorso pedonale dedicato rappresenterebbe un ulteriore elemento di criticità.
Mazzoldi precisa di non essere «né un tecnico né un ingegnere» e ribadisce di essere favorevole allo sviluppo del turismo e della mobilità ciclabile. Proprio per questo, conclude, si dice sorpresa che il confronto pubblico si sia concentrato soprattutto sugli aspetti politici e progettuali dell’opera, mentre, a suo giudizio, nessuno avrebbe ancora posto l’attenzione sulle possibili criticità dell’ultimo tratto della ciclabile.
Le osservazioni contenute nella lettera rappresentano il punto di vista della lettrice e sollevano questioni di carattere tecnico che potranno essere chiarite dagli enti competenti e dai progettisti dell’opera.