Articolo pubblicato il: 05/11/2026 alle 19:30
La Busa - Cantiere lumaca al Ponte di Arco, chi ne paga il prezzo?
Posted By Redazione
Categoria: Attualità, Notizie

di Fabio Galas

Ci sono opere pubbliche la cui importanza non si misura soltanto dal costo o dalla complessità tecnica, ma soprattutto dalle conseguenze che la loro realizzazione comporta per un’intera comunità. Il cantiere del ponte storico di Arco è certamente una di queste. Da giugno la città convive con semafori, sensi unici alternati, lunghe colonne di automobili e disagi quotidiani che coinvolgono residenti, lavoratori e turisti. Una situazione che, secondo il cronoprogramma, è destinata a protrarsi fino alla primavera del prossimo anno. Sempre che tutto proceda senza imprevisti.

 

 

Il cartello esposto all’ingresso del cantiere parla chiaro: consegna dei lavori il 6 luglio 2026, durata prevista di 290 giorni e conclusione programmata per il 22 aprile 2027. L’investimento complessivo raggiunge 1,65 milioni di Euro. Quasi dieci mesi di cantiere per un intervento che interessa uno dei punti più delicati della viabilità cittadina.
Nessuno mette in discussione la necessità di realizzare le due nuove passerelle ciclopedonali. La sicurezza di pedoni e ciclisti viene prima di tutto. Ma proprio perché l’intervento interessa uno dei punti più nevralgici della viabilità locale la rapidità di esecuzione avrebbe dovuto rappresentare una priorità assoluta fin dalla progettazione iniziale.
Invece, osservando il cantiere, è difficile comprendere perché i lavori procedano con ritmi apparentemente così modesti. Non è raro vedere pochi operai impegnati o addirittura nessuno presente. Venerdì scorso, alle 14.30, chi scrive ha personalmente constatato che tre operai stavano chiudendo il cantiere. Questa mattina, invece, dalle 10 era presente un solo lavoratore. Episodi che, naturalmente, non bastano a giudicare l’intera organizzazione dei lavori, ma che alimentano interrogativi più che legittimi. Perché un’infrastruttura così importante non viene affrontata con squadre più numerose, turni prolungati e, quando tecnicamente possibile, lavorazioni notturne? Perché i cittadini devono accettare mesi di disagi senza percepire un avanzamento proporzionato ai sacrifici richiesti?
L’Amministrazione comunale ha spiegato che il lavoro notturno comporterebbe maggiori costi e difficoltà organizzative e di sicurezza. Ha inoltre ricordato la presenza di premi per l’ultimazione anticipata e penali per i ritardi. Argomentazioni che meritano rispetto, ma che non risolvono la questione fondamentale: quanto vale il tempo perso ogni giorno da migliaia di automobilisti? Quanto costano alla collettività le code, il carburante consumato, l’inquinamento e le difficoltà per le attività economiche?
A quattro mesi dalla consegna ufficiale dei lavori sono state realizzate principalmente le opere di fondazione e consolidamento con micropali e gli interventi sui sottoservizi. Delle nuove passerelle, almeno visivamente, non c’è ancora traccia. Nel frattempo il Comune continua a sostenere i costi della struttura pedonale provvisoria, installata nel 2024 e più volte prorogata.
La questione, però, va oltre il singolo cantiere. Riguarda la capacità di programmare le opere pubbliche considerando non soltanto il loro costo economico ma anche quello sociale. In un nodo viabilistico tanto delicato sarebbe stato ragionevole valutare fin dall’inizio un’organizzazione straordinaria, capace di concentrare le lavorazioni in un periodo sensibilmente più breve.
E c’è anche un’altra domanda, forse ancora più importante. Perché non cogliere questa occasione per ripensare complessivamente il ponte? Le passerelle risolveranno un problema di sicurezza pedonale, ma non quello della circolazione automobilistica. Un eventuale allargamento della sede stradale, compatibilmente con i vincoli storici e idraulici, con una diversa canalizzazione del traffico verso Prabi e la zona dei campeggi avrebbero meritato almeno un approfondimento progettuale.
Ora servirebbe un controllo più serrato da parte degli uffici comunali, accompagnato da informazioni puntuali sull’avanzamento effettivo dei lavori e sulle possibilità concrete di accelerarli.
Perché il problema non è soltanto quando saranno pronte le passerelle. È capire se, nel frattempo, sia stato fatto davvero tutto il possibile per rispettare il tempo e la pazienza dei cittadini.
Un esempio concreto dimostra che esistono modalità organizzative capaci di ridurre sensibilmente i tempi di intervento. Nel 2024, nei Paesi Bassi, il ponte ciclopedonale di Lamgat è stato sostituito utilizzando elementi prefabbricati. Il montaggio è avvenuto in pochi giorni e la nuova struttura era utilizzabile dopo una settimana. Naturalmente ogni opera presenta difficoltà differenti, ma il principio resta significativo: organizzazione e programmazione possono ridurre drasticamente la permanenza di un cantiere. E lo sbuffare dei cittadini.

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