
Una notizia drammatica, arrivata dagli Stati Uniti, sta attraversando in queste ore le coscienze di tutto il mondo e sta sollevando una marea di indignazione. E colpisce in modo particolare anche il Trentino. Alexander “Alex” Jeffrey Pretti, infermiere di terapia intensiva di 37 anni, è stato ucciso a Minneapolis da agenti federali statunitensi. Un evento che ha suscitato sconcerto e dolore a livello internazionale e che tocca da vicino anche le comunità trentine: Alex Pretti era infatti il pronipote di Giuseppe Enrico Preti, originario di Cagnò, in Val di Non.
A dare voce al cordoglio e alla riflessione è l’Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia di Trento, che in un comunicato ufficiale esprime «profonda tristezza e costernazione» per la morte del collega, ricordandone il profilo umano e professionale. Ricercatore presso l’Università del Minnesota e, dal 2021, infermiere di terapia intensiva al Veterans Affairs Medical Center di Minneapolis, Alex Pretti viene descritto come «un uomo e un professionista profondamente dedicato alla cura delle persone e al benessere delle comunità».
La sua uccisione rappresenta, sottolinea l’Ordine, una perdita che va oltre la sfera personale e familiare: è una ferita per l’intera comunità infermieristica, chiamata ogni giorno a prendersi cura degli altri, spesso in condizioni di grande pressione e vulnerabilità. Da qui la ferma condanna di ogni forma di violenza contro gli operatori sanitari, definita «inaccettabile in qualsiasi contesto», non solo nei luoghi di lavoro, ma anche nelle comunità civili e nei territori segnati da conflitti.
Nel comunicato, l’Ordine degli Infermieri trentini allarga lo sguardo a una dimensione globale, ricordando come in molte parti del mondo – da Gaza all’Ucraina, fino a vaste aree dell’Africa, come Sudan del Sud, Somalia, Mozambico e Repubblica Democratica del Congo – numerosi professionisti sanitari continuino a mettere a rischio la propria vita per garantire cure e assistenza alla popolazione. Una realtà che rende ancora più urgente il tema della sicurezza e della dignità di chi opera nella sanità.
Gli infermieri, viene ribadito, non sono solo professionisti della cura, ma anche “costruttori di pace”, impegnati ogni giorno nella tutela della salute, nella protezione della vita umana e nel sostegno alle persone nei momenti di massima fragilità. Per questo l’Ordine si unisce al cordoglio internazionale espresso da enti, associazioni e colleghi di tutto il mondo, manifestando solidarietà alla famiglia, agli amici, ai colleghi di Alex Pretti e all’intera comunità infermieristica americana.
Accanto al dolore, emerge anche una richiesta chiara: che eventi così drammatici siano oggetto di indagini condotte con trasparenza, verità e responsabilità, nel pieno rispetto della dignità umana e dei principi deontologici della professione infermieristica.
La vicenda di Alexander Pretti, che da una valle del Trentino trova un tragico eco dall’altra parte dell’oceano, diventa così simbolo di una responsabilità condivisa. «Onorare chi ha sacrificato la propria vita – conclude l’Ordine – ci impone di lavorare ogni giorno per rendere i luoghi di cura e la società più sicuri, dignitosi e rispettosi dei diritti umani».
Una riflessione che parte da Minneapolis, attraversa il mondo e arriva fino alla Val di Non, ricordando come, anche nelle tragedie più lontane, esistano legami profondi che interrogano le nostre comunità e il nostro senso di umanità.
(n.f.)