
Per decenni Arco ha raccontato al mondo il genio di Giovanni Segantini. Ora la città delle Palme è pronta a rendere omaggio a un altro suo figlio illustre, capace di cambiare la storia del Novecento guardando verso il cielo. Si intitola “Aerovita. L’Aeropittura futurista e Gianni Caproni: macchina, estetica e mito” la nuova grande mostra che dal 31 maggio 2026 al 6 gennaio 2027 animerà la Galleria Civica Giovanni Segantini di Palazzo dei Panni. Un progetto espositivo di respiro nazionale che, per la prima volta, mette al centro della scena culturale arcense la figura di Gianni Caproni, nato a Massone il 3 luglio 1886, pioniere dell’aviazione moderna, imprenditore visionario, mecenate e protagonista di una delle più straordinarie avventure tecnologiche e culturali del secolo scorso.
La mostra, che sarà inaugurata sabato 30 maggio alle ore 18, è stata presentata a Palazzo dei Panni dall’assessore alla cultura Massimiliano Floriani e dalla direttrice della Galleria Civica Giancarla Tognoni. «Abbiamo voluto proporre un nuovo progetto culturale che la città di Arco aspettava da tempo», ha spiegato Floriani. «Il nostro secondo illustre concittadino è Gianni Caproni. Lo meritava». Parole che sintetizzano il significato profondo dell’iniziativa. Perché Caproni non fu soltanto un geniale ingegnere aeronautico. Fu un uomo che immaginò il futuro quando il futuro sembrava impossibile. «Guardava all’aeroplano non solo dal punto di vista tecnologico», ha ricordato Tognoni. «Lo considerava una filosofia di vita, un mezzo capace di unire i popoli e rendere il volo accessibile a tutti». Un pensiero che appare quasi profetico se si rileggono le sue parole del 1913, quando immaginava grandi linee aeree tra città servite da velivoli capaci di trasportare oltre cento passeggeri.
La mostra nasce anche per celebrare una serie di importanti anniversari: i 140 anni dalla nascita di Caproni, i 70 anni dalla sua scomparsa e il centenario del primo Museo Aeronautico fondato nel 1927 insieme alla moglie Timina Guasti Caproni.
Il progetto è realizzato in collaborazione con la Fondazione Museo storico del Trentino e il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni, ed è curato da Tommaso Carletti, Luca Gabrielli e Nicolò D’Agati. «Tre curatori di altissimo livello», sottolinea Tognoni. «È una mostra che ci ha impegnato tantissimo e che porta ad Arco opere provenienti da Milano, Torino, Genova, Roma, Padova e Reggio Emilia».
Quasi settanta opere tra dipinti, documenti, manifesti, modellini originali dei velivoli Caproni e materiali d’archivio raccontano il rapporto tra il Futurismo, il mito del volo e la rivoluzione culturale portata dall’aviazione.
Una vera e propria parata di grandi nomi dell’arte italiana del Novecento: Fortunato Depero, Giacomo Balla, Tullio Crali, Benedetta Cappa Marinetti, Bruno Munari, Mario Sironi, Enrico Prampolini, Fillia, Gerardo Dottori, Tato, Thayaht, Marisa Mori, Nicolaj Diulgheroff, oltre all’arcense Luigi Bonazza.
La mostra si sviluppa in cinque sezioni che accompagnano il visitatore dal mito di Caproni e dei suoi aeroplani fino alle più visionarie espressioni dell’aeropittura futurista, dove il volo diventa emozione, spiritualità, velocità, sogno e conquista dello spazio.
Particolarmente significativa la scelta dell’immagine simbolo dell’esposizione: “Cime arse di solitudine” di Benedetta Cappa Marinetti, opera del 1936 nella quale si riconoscono il Lago di Garda e il Monte Altissimo. «Ci piaceva valorizzare questa grande artista futurista, troppo spesso dimenticata», ha spiegato Tognoni. «Per la prima volta dagli anni Trenta due sue opere torneranno esposte insieme».
Tra le curiosità della mostra anche un piccolo spazio dedicato al regista giapponese Hayao Miyazaki, autore del film “Si alza il vento”, profondamente ispirato al pensiero e alla figura di Gianni Caproni.
Ma al centro di tutto resta il legame con Arco. «Caproni non si è mai dimenticato della sua terra», ha ricordato infine l’assessore Floriani. «Ha dato tantissimo alla città: le officine, le scuole, il Bosco Caproni. E recentemente le sue spoglie sono tornate a riposare a Massone. È un segno fortissimo del rapporto che la sua famiglia continua ad avere con queste radici».
Dopo Segantini, Arco riscopre dunque un altro dei suoi grandi protagonisti. E lo fa con una mostra destinata a diventare una delle più importanti proposte culturali dell’estate e dell’autunno 2026, capace di trasformare Palazzo dei Panni in una finestra aperta sul sogno del volo, sull’arte futurista e sulla straordinaria eredità lasciata da Gianni Caproni.
Nicola Filippi


