
Tra le vie più antiche di Riva del Garda la memoria della peste è rimasta viva per secoli. Tra il XIII e il XIV secolo il morbo raggiunse anche l’Alto Garda, diffondendosi rapidamente nei vicoli stretti della città medievale. Secondo la tradizione popolare, l’epidemia venne fermata grazie all’intercessione di San Rocco, il Santo invocato contro la peste.
Per riconoscenza nel 1512 la popolazione rivana decise con voto popolare di dedicare al Santo una Chiesa. La costruzione iniziò però soltanto nel 1564, nel Borgo del Castello, allora area esterna alle mura storiche e centro delle principali attività economiche cittadine.
La chiesa di San Rocco rimase in piedi fino alla Prima guerra mondiale. Durante il conflitto un bombardamento colpì gravemente la struttura, distruggendo in modo irreparabile la navata. Nel 1919, al termine della guerra, venne presa la decisione di demolire l’edificio per ampliare piazza San Rocco e agevolare il traffico cittadino. Dell’antica chiesa si salvò soltanto l’abside con la statua di San Rocco, conservata grazie all’intervento del giovane architetto Giancarlo Maroni.
Con il passare degli anni, soprattutto dagli anni Cinquanta in poi, piazza San Rocco assunse un ruolo del tutto inatteso. Lo spazio tra le case divenne infatti uno dei campi da calcio improvvisati più conosciuti della città, punto di ritrovo di intere generazioni di ragazzi. Le abitazioni vicine facevano da “barriera naturale” impedendo al pallone di allontanarsi troppo durante le partite.
Le sfide, spesso accese e rumorose, coinvolgevano inevitabilmente anche la statua del Santo, bersaglio involontario di numerose pallonate. Per evitare che potesse cadere e rompersi, i giovani calciatori escogitarono una soluzione artigianale: fissarono la statua con un filo di ferro sul retro. Il cavo permetteva alla figura di inclinarsi in avanti dopo un colpo particolarmente forte, ma impediva che finisse a terra andando in frantumi.
Non era raro che, dopo l’ennesima pallonata, San Rocco oscillasse vistosamente tra le urla e le risate dei ragazzi. A quel punto qualcuno si infilava tra le sbarre per rimettere in posizione la statua e consentire alla partita di continuare.
Oggi la statua originale di San Rocco è conservata nella Pinacoteca del museo cittadino. Accanto al Santo compare ancora il cane che lo accompagna tradizionalmente nell’iconografia, ma con un dettaglio curioso: all’animale manca la mascella. Secondo una leggenda popolare, anche quel danno sarebbe stato causato proprio da una delle tante pallonate finite contro la statua durante le interminabili partite in piazza.