
Mano a mano che le possibilità di intervento dell’Italia si delineavano, la vigilanza degli Austriaci al confine si faceva più intensa e quindi le fughe più difficili, per non dire impossibili. Nel gennaio del 1915 una vera cerchia di poliziotti, gendarmi e truppe contornavano la città di Riva ed i borghi della frontiera. Anche gli abitanti del luogo dovevano giustificare i loro passi fuori dalla cerchia vigilata e si può dire che le rare persone che entravano nei luoghi abitati o che li abbandonavano erano guardate a vista. Per la città e sobborghi di Riva questo stato di cose si era più acuìto che altrove, sia a causa della sorveglianza per le fortezze esistenti nella zona sia per la vicinanza del confine. Ai giovani era preclusa ogni possibilità di uscita dalla città e plaga limitrofa.
Lo studente Carlo Fiorio da tempo cercava il modo di portarsi nel Regno, anche perché sapeva imminente la chiamata alle armi della classe 1896 alla quale apparteneva. Egli ebbe occasione di osservare come dei grandi carri di lenzuola sudicie, provenienti dagli ospedali militari e dalle caserme, venissero portati periodicamente a Molina di Ledro per la lavatura. Era la liberazione, se l’idea che gli balenò in mente si fosse potuta attuare. Messosi in contatto col carradore, ottenne che questi gli concedesse di nascondersi sotto quei panni sporchi. Così il 4 febbraio del 1915, cacciatosi coraggiosamente nel gran mucchio delle lenzuola, partì verso il tocco da Riva alla volta di Molina. Lungo la strada furono incontrati ben tre posti di guardia e di controllo. Due, abituati alla cosa, lasciarono passare il carico ma in un posto il gendarme volle eseguire una vera perquisizione affondando la baionetta nel mucchio di lenzuola. Furono attimi terribili perché la lama sfiorò più volte il volto e il corpo di Carlo che riuscì, pur terrorizzato, a mantenere il sangue freddo e a non gridare. Fu veramente un evento incredibile e, superato questo drammatico momento, dopo aver ringraziato la Madonna e tutti i Santi del Paradiso, il Fiorio, liberatosi del nascondiglio in vicinanza del paese di Biacesa, guadagnò la montagna. Poté arrivare a Limone il giorno 5 febbraio dopo un faticoso cammino durato 24 ore senza prendere cibo. In quel paesello di confine fu rifocillato ed ebbe le prime cure, giacché era arrivato tutto intirizzito, sia per il freddo sia perché aveva dovuto camminare ore ed ore tra la neve alta della montagna.
Sono molti i casi di personaggi della Busa che “disertarono”, soprattutto quando venivano convocati per svolgere il servizio militare nell’esercito austro-ungarico del kaiser Francesco Giuseppe. Ci sono, oltre a quello del Fiorio, gli avventurosi racconti delle “diserzioni” di Francesco Turazza di Torbole e di Arturo e Giuseppe de Bonetti di Nago.
Vittorio Colombo