Articolo pubblicato il: 17/05/2026 alle 12:00
La Busa - La strage nella Valle dei Morti sui monti di Ledro
Posted By Redazione
Categoria: Amarcord, Notizie

 

Don Pietro Porta di Locca, stimato sacerdote nonché distinto botanico, morì nel 1923. Il suo nome viene ricordato, a un secolo dalla scomparsa, perché conservava in canonica antiche arrugginite armi. Erano state dissepolte da lui stesso con alcuni parrocchiani. Il singolare ritrovamento era avvenuto scavando nel terreno di una valletta del Ledrense che, da secoli, si porta dietro il nome “Valle dei Morti”. Leggo nelle guide turistiche che si tratta di un’area buona per escursioni e per trekking; si trova nella zona della Bocca di Trat e del Rifugio Pernici e ha come riferimento geografico più vasto la Valle di Concei. Il nome non può non colpire e incuriosire. Non ho trovato sulle guide alcuna notizia in merito. Meglio i libri. In un’antica “Storia Veneta” si scrive che “armi e ossa umane furono dissotterrate in quella valletta” (Prati, Folclore Trentino, n.d.r.). Sarebbe, secondo antichi cronisti e secondo lo stesso parroco di Locca, la prova che all’origine della macabra denominazione della valle ci furono precise vicende storiche. È storia, infatti, che nel 1440 Nicolò Piccinino, generale dei Visconti, volendo entrare nella Valle di Ledro per impadronirsi delle provvigioni che i Veneziani facevano passare a Brescia, in questa valletta venne assalito e le sue truppe finirono massacrate. La Valle di Ledro era allora sotto la Signoria dei Veneziani. Il Piccinino, condottiero delle milizie milanesi, aveva elaborato un piano strategico. Prevedeva la salita delle sue milizie per la via dei Campi, quindi il passaggio di Bocca di Trat, per poi irrompere di sorpresa nella Valle di Concei. Partì sul far della sera con un buon numero di fanti e di cavalli e, dopo una lunga salita, raggiunse, a notte fonda, la Bocca di Trat. Si doveva, a quel punto, discendere per una valletta oscura e stretta che, dopo un tratto pericoloso, deviava dalla linea retta per sbucare nella Valle di Vai, molto più larga e agevole. Informati però da spie, i Veneziani si portarono nei pressi della svolta per la Valle di Vai dove, con grossi massi, ostruirono il cammino usuale. Disboscando e sistemando il terreno aprirono quindi uno sbocco alternativo, che conduceva ad un pianoro roccioso al termine del quale si apriva un terribile precipizio. Alla fine si nascosero nella boscaglia e attesero. Il Piccinino e i suoi avevano già percorso un buon tratto digradante della valletta, quando udirono sopra di loro un rumore assordante, uno squillar di trombe, un cupo rotolar di macigni. I cavalli s’impennarono, i cavalieri che erano dietro i pedoni gridarono disperatamente e tutti, chiusi nella strettoia del tratto impervio, non ebbero scampo. In un istante, nella notte profonda, fu tutto un echeggiare di urla di dolore e di disperazione. I cavalieri e gli armigeri milanesi, investiti dalla valanga di massi fatti precipitare dall’alto dai Veneziani, vennero in un impressionante groviglio schiacciati e spinti nel tratto deviato, precipitando nell’abisso. Fu così che avvenne la strage delle truppe milanesi del Piccinino e che ebbe origine il nome della Valle dei Morti sulle montagne ledrensi.
Vittorio Colombo

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