
Questa è una storia vera. E a Sant’Alessandro ci sono fior di testimoni.
Giovanni Benini era un personaggio assai noto, un contadino amato da tutti. Generoso, sempre allegro e dotato di un buon senso dell’umorismo. Che non guasta mai. Aveva una campagna all’ingresso del paese. Nella campagna c’era la casa. E nella casa c’erano stalla e pollaio. La casa del buon Giovanni si chiamava “Carne salada, voti e fasoi”. Questo perché i politici, non importa di che razza, complice il sempre accogliente padrone, vi tenevano serate nelle quali si abbinavano mangiate epiche ad accorati appelli in vista di elezioni varie. E le compagnie, in notti ormai lontane, riempivano l’aria paesana di canti, da “Biancofiore che da Roma” a “L’uselìm de la comare che più su voleva andare”.
Capita che un giorno la mamma del Giovanni, che di nome faceva Ida, viene ricoverata all’Ospedale di Riva. Il Giovanni, figlio più che amoroso, le fa visita ogni santo giorno. E le racconta di come vanno le cose nella avita casa di Sant’Alessandro. Che fanno le galline? E che dicono le patate? E avanti così… Finché un bel giorno la notizia tanto attesa: “Sai, mamma, è nata la vitellina”. “Ma davvero? Dimmi, Giovanni, come l’hai chiamata?”. “Gigliola, come volevi tu, mamma”. “Oh! che gioia! E gli occhi, come sono gli occhi?”. “Un po’ bovini, tutta suo padre”.
Il Giovanni capisce che la mamma arde dal desiderio. Così, un pomeriggio, pettina la Gigliola e la mette sul cassone della sua Ape. Si ferma un secondo al chioschetto dei Martini all’Inviolata. Compra una bottiglia di cedro, mentre ha già preparato un sacchetto con quattro rape rosse. Parcheggia proprio davanti al Pronto Soccorso. La Gigliola è una neonata. Ancora malferma sulle gambe, la prende in braccio. E, contento, bussa, si fa per dire, alla porta all’Ospedale. L’infermiera chiama l’infermiere, l’infermiere chiama la suora, la suora esclama: “Oh! Signore!”, e arriva il dottore. Il tempo si ferma. Che fare? Il dottore, che non per niente ha fatto gli studi grandi, dice: “Non è giorno di visita”. Il Giovanni capisce l’antifona. Fa dietrofront e la Gigliola, visto che proprio non ci sta seduta accanto al guidatore, torna a casa sul cassone dell’Ape. Il caso, come il dado, è tratto. Tanto che, qualche anno dopo, chiuso il nosocomio di Riva, sulla porta dell’Ospedale di Arco compare un cartello con la scritta: “Non sono gradite le vacche rivane”.
Ma non divaghiamo, la storia, quella della Gigliola, come finì? Beh, un bel giorno il Giovanni caricò la mamma, dimessa dal medico che la sapeva lunga, sul cassone dell’Ape e la portò a casa. La mamma abbracciò la vitellina, la vitellina abbracciò il Giovanni, il Giovanni abbracciò la mamma e la vitellina, Ed è lì che nacque la giornata degli abbracci. E vissero tutti felici e contenti.
Vittorio Colombo
