
C’è un tempo per il lavoro e un tempo per i sogni rimasti nel cassetto. Per Roberto Feliciano, in arte Feliciano, quel tempo è arrivato adesso. Cantautore di Arco, volto noto nell’ambiente musicale regionale, dopo una vita da imprenditore nel commercio ha deciso, raggiunta la pensione, di rimettere la musica al centro. O meglio: di darle finalmente lo spazio che merita.
«Mi sono sempre occupato di musica come hobby – racconta – ma ora ho deciso di dedicarmi alla divulgazione della mia produzione. Ad oggi sono oltre 60 brani». Una scelta che non nasce dal nulla, ma da un percorso lungo e coerente.
Dalle serate nei bar ai tributi d’autore
Feliciano imbraccia la chitarra fin da giovanissimo. Le prime serate nei bar, da solo o con il “Duo Genga”, sono la palestra di un cantautore che ama il contatto diretto con il pubblico. Poi arrivano le esperienze più strutturate: frontman e chitarrista in un trio tributo a Enzo Jannacci (“i… non è cabaret”) e in un quartetto dedicato a Fabrizio De André (di.a.effe).
«Sono stati anni fondamentali. Jannacci mi ha insegnato l’ironia surreale, De André la profondità del testo. Due scuole diverse, ma entrambe decisive per il mio modo di scrivere».
Dal 2011 prende forma la produzione originale: sei CD pubblicati in collaborazione con Ferdi Corazzin, autore delle musiche, mentre quasi tutti i testi portano la firma di Feliciano.
La nuova fase: festival, contest e tre uscite nel 2026
La pensione, per lui, non è un punto d’arrivo ma una ripartenza. «Adesso voglio portare le mie canzoni in giro: contest, circoli, festival di strada. Ovunque ci sia qualcuno interessato ad ascoltare».
Recentemente ha partecipato al primo Festival Trentino della musica d’autore, esperienza che definisce «molto soddisfacente», e sta già pianificando nuove partecipazioni dedicate agli inediti.
Il 2026 sarà un anno intenso: a gennaio l’uscita di una prima raccolta (Vol.1) con 11 brani già pubblicati, riarrangiati in chiave più acustica e ricantati, più un inedito, mentre ad aprile si potrà scoprire il secondo volume. A fine 2026 arriverà un disco interamente nuovo, con brani scritti e registrati in questi mesi.
«Ho sentito il bisogno di tornare all’essenza, a sonorità più acustiche. Riascoltare quei pezzi con la voce di oggi è stato come riscriverli».
“Bicchieri” e il concerto del 5 marzo
In occasione del concerto del 5 marzo presso il centro culturale “Nemos” di Bolognano, Feliciano presenterà in anteprima assoluta il video del suo nuovo inedito, “Bicchieri”, che uscirà su YouTube lo stesso giorno.
«Sarà un momento importante. La scaletta attraverserà tutto il mio percorso di autore, comprese alcune collaborazioni che per me hanno contato molto. Tra queste Nicola Ulivieri, Jacopo Fo e Lucio Gardin. Ognuna è stata uno scambio umano prima ancora che artistico».
“L’a-mata Busa”: ironia e graffi sull’Alto Garda
Tra i brani che meglio raccontano la cifra stilistica di Feliciano c’è “L’a-mata Busa”, ballata ironica dedicata all’Alto Garda.
Un testo dialettale, graffiante, scritto una decina di anni fa, che affronta con sarcasmo le “magage” della splendida Busa: dalle discussioni sul tunnel alla funicolare per il Bastione, fino al “tema Argentina”, allora molto caldo.
«Era nato come sigla per Telegarda Trentino – spiega – poi optammo per un testo in italiano. Questa versione dialettale era rimasta nel cassetto. In questa nuova fase ho deciso di valorizzarla, musicarla e pubblicarla».
Un testo ironico e musica allegra: «L’avevo proposta per il carnevale di Arco in occasione del 150mo, ma non è stata accolta. Pazienza. Le canzoni, se sono vive, trovano comunque la loro strada».
Una scelta di autenticità
Il percorso di Feliciano oggi è segnato da una parola chiave: autenticità. Nessuna rincorsa alle mode, ma la volontà di dare voce a un repertorio costruito negli anni, tra ironia, impegno e osservazione del territorio.
«Non ho più fretta. Voglio solo suonare e condividere. Se anche una sola persona, ascoltando un mio brano, si riconosce in quelle parole, allora ha senso continuare».
E così, dalla Busa al palco, Feliciano inaugura la sua seconda vita artistica. Con la stessa chitarra di sempre, ma con il tempo – finalmente – dalla sua parte.