Riva del Garda al top in provincia per il gioco d’azzardo

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Descrizione

Dati impressionanti quelli legati alla ludopatia, ossia il vizio di giocare alle “macchinette” mangiasoldi o ad altri sistemi d’azzardo. Un fenomeno che in quel di Riva del Garda ha il triste primato di “capitale” trentina con quasi 34 milioni di euro spesi nel 2018: un’attività che il primo cittadino Adalberto Mosaner vuole limitare dando un segnale che indichi la ferma volontà di porre un “riparo” al dilagante fenomeno legato al gioco d’azzardo. Per questo nel Documento unico di programmazione 2020-2022, che il Consiglio comunale andrà ad esaminare e votare a fine novembre, è stato inserito un provvedimento “d’intensificazione di tutte le azioni per il contrasto all’insediamento degli apparecchi da gioco ed assumere tutti gli atti necessari per la loro limitazione, in primis gli orari d’utilizzo, seguendo altri provvedimenti simili adottati da altre amministrazioni.
Ma se Riva piange, Arco non ride di certo visto che nella città delle palme si sono spesi 29 milioni di euro. Anche all’ombra del castello una somma considerevole versata nelle casse dello Stato. Considerato che la spesa pro capite nel 2017 è stata pari a 970 euro a testa, nel 2018 tale cifra è raddoppiata arrivando a ben 1.900 euro. Una situazione drammatica, come scrive l’amministrazione rivana nel documento di programmazione, confermata dal sindaco Mosaner che ricorda come il Comune, anni fa, si sia dotato di un regolamento in tal senso ma osteggiato fortemente dagli organi statali e soggetto ad un procedimento pendente al Consiglio di Stato. Oggi si può “giocare” alle macchinette all’interno della cerchia del centro storico dalle 7 del mattino a mezzanotte e mezza (dal 15 marzo al 15 ottobre, ma fino alle una e mezza di mattino dal 16 ottobre al 14 marzo), mentre fuori da tale cerchia l’orario è “libero”. Una situazione che ora l’amministrazione comunale ha deciso di prendere seriamente in mano, limitando gli orari e istituendo fasce protette.









La Busa

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