Il Rapporto della Sanità in Trentino: gli over 65 sono aumentati dell’11 %

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Descrizione

Sono stati presentati oggi pomeriggio presso la Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con la Provincia autonoma di Bolzano, i principali risultati del Rapporto OASI 2018 – Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano del Cergas Bocconi.
Hanno preso parte all’evento, organizzato con il contributo di Bayer, l’assessore provinciale alla salute Stefania Segnana e molte altre autorità.
In base al rapporto, a livello nazionale, emergono risultati di salute complessivamente positivi nonostante l’eterogeneità inter-regionale, con due importanti elementi di stabilità: il consolidamento dell’equilibrio economico-finanziario e l’esaurimento della recente stagione di revisione degli assetti istituzionali regionali. Fra le peculiarità del Trentino vi sono un’aspettativa di vita in buona salute pari a 67,3 anni, di gran lunga superiore alla media nazionale che si attesta a 58,8 anni e anche maggiori posti letto per gli acuti.
Secondo il Rapporto Oasi il Servizio sanitario nazionale (Ssn) deve ora risolvere alcuni disequilibri territoriali e raccogliere la sfida imposta dalla frammentazione della società, che crea nuove fragilità e nuovi bisogni.

L’aspettativa di vita alla nascita in Italia rimane degna di nota (82,8 anni al 2016), ma cresce meno che in altri Paesi, al punto che tra 2010 al 2016 il nostro Paese è passato dal secondo al sesto posto al mondo nella classifica di longevità dell’Organizzazione mondiale della sanità. Rimangono ancora piuttosto marcate le differenze territoriali: l’aspettativa di vita in buona salute è di 56,6 anni al Sud e di 60,5 anni al Nord. La Provincia autonoma di Trento registra un valore di 67,3 anni, di gran lunga superiore alla media nazionale (58,8).

Tutte le tipologie di assistenza ospedaliera (ricoveri ordinari e soprattutto day hospital) registrano trend in riduzione. Nonostante il calo delle ospedalizzazioni, tra 2014 e 2016 la mobilità interregionale registra un aumento di circa 8.000 ricoveri.
A rimanere inevasa è, però, soprattutto la domanda derivante dal cambiamento sociale, che porta a una progressiva frammentazione: nel 2017 il 32% delle famiglie è unipersonale (8,1 milioni di individui, di cui 4,4 milioni over 60) e il rapporto tra gli over 65 e la popolazione attiva, al 35%, è il più alto d’Europa. «Tra il 2010 e il 2017 la popolazione over 65 è aumentata di 1,3 milioni di persone (+11%). Si tratta di un incremento dovuto all’invecchiamento delle coorti demografiche dei baby boomer, trend fisiologico e di per sé positivo, perché conferma la lunga aspettativa di vita oltre i 60 anni. A preoccupare è lo squilibrio tra popolazione over 65 e popolazione in età attiva, che diminuisce a causa del drastico calo delle nascite» afferma Francesco Petracca, autore del Rapporto e relatore dell’evento. Questa evoluzione crea e creerà sempre più gravi pressioni e potenziali disequilibri nei servizi socio-sanitari, che ieri riescono a coprire solo il 32% del bisogno. Il sistema fatica altresì a garantire continuità assistenziale agli anziani a seguito di un ricovero: un over 85 su quattro viene ricoverato almeno una volta l’anno, ma solo il 16% di questi viene dimesso prevedendo qualche forma di continuità assistenziale.









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