
Cantò per l’ultima volta con gli amici del coro “Castel” SAT di Arco. La voce era sempre bella e commovente, anche se forse non aveva più il potente timbro di un tempo, perché quando successe il Renzo di anni ne aveva ben 92. Era il 2018 e al rifugio “Marchetti”, appena ristrutturato, Renzo Carnesecchi, il decano del Coro, affidò al cielo e all’amato Stivo il suo canto d’addio. L’anno successivo avrebbe lasciato questa terra per andare a incontrare il Signore delle Cime, quel Signore misericordioso che tante volte aveva pregato nel canto di saluto ai tanti cari compagni di viaggio che, via via nel corso degli anni, lo avevano lasciato solo, unico testimone del gruppo di appassionati che avevano fondato e resi indimenticabili i primi anni del coro “Castel”
Da allora Renzo, per 67 anni (fino al 2016), ne era stato una colonna, sempre presente alle prove come ai concerti e alle trasferte, e la sua bravura lo aveva portato ad essere per molto tempo l’apprezzata voce solista del complesso.
“Quella del canto e della musica in generale – ebbe a ricordare – è stata la passione della mia vita. Quand’ero bambino, ero sempre attaccato alla radio. Catturavo ogni nota delle opere e delle canzoni allora in voga e tutto il resto non esisteva. L’attenzione era così grande che cercavo di carpire ogni tonalità, ogni dettaglio musicale. Quindi spegnevo la radio e cercavo di eseguire le arie appena sentite, di essere all’altezza. Quelle lezioni da autodidatta con la maestra-radio sono state per me una scuola fondamentale”.
Fu in quel modo che ebbe inizio la lunga avventura musicale di Renzo, che è stato uomo di grande modestia e di poche parole, dato che ai discorsi preferiva cantare in un bel coro, assieme ad amici, affiatati e bravi, come sono stati i “colleghi” del coro “Castel” di Arco.
Renzo era nato a Roncegno il 23 dicembre del 1926. Nel 1931 la famiglia, papà Arturo era cuoco, si trasferì ad Arco, a Caneve; poi il trasferimento nel rione Stranforio, dove ha sempre vissuto. “Nella vita ho fatto l’operaio, il metalmeccanico, alla Caproni e alla Graziano prima di andare in pensione nell’82” era solito ricordare. Fu, con Danilo Rossi, tra i fondatori dell’Avis di Arco e arrivò al traguardo di 70 anni nella SAT.
La svolta, per quel che riguarda la coralità, risale al 1949 quando, a 23 anni, entra a far parte del coro “Castel”, che era stato fondato cinque anni prima. “Sono sempre stato baritono a partire dagli inizi con il maestro Planchensteiner”. La sua bravura è stata sempre riconosciuta tanto che ha avuto il privilegio di fare per decenni la voce solista del complesso. “Mi chiamavano anche a cantare alle feste e l’Ave Maria ai matrimoni” ricordava. L’altra sua grande passione è stata quella per la montagna: è stato provetto scalatore, di quelli che praticavano l’alpinismo tradizionale.
“Il canto in un coro – diceva – è la soddisfazione di far parte di una famiglia, di cantare assieme agli altri, di dar vita ad una coralità che riempie l’aria, riscalda i cuori. Vedi la gente che ti ascolta felice ed anche tu ti senti felice”.
Quella volta, nel 2018, al rifugio “Marchetti” lo avevano portato in elicottero. In tutti c’era la consapevolezza che si andava ad un addio da celebrare cantando con gioia, ma anche con tanta commozione e gratitudine. Si andava, nella maniera più bella e umana, verso la conclusione, per ragioni anagrafiche, di una storia sentimentale destinata ad essere un patrimonio di affetti della amata famiglia di Renzo Carnesecchi, del suo amato coro “Castel” e dell’intera comunità arcense.
Vittorio Colombo