Articolo pubblicato il: 04/10/2026 alle 12:00
La Busa - “L’Alber”, il giornale della maldicenza rivana
Posted By Redazione
Categoria: Amarcord, Notizie

 

Era il 5 maggio del 1974 e i rivani si ritrovarono con “l’Alber della Maldicenza”, giornale satirico. Mille copie, prezzo cinquecento lire ciascuna: Già poco prima di mezzogiorno nelle edicole non se ne trovava una. Nei bar e nelle piazze rivani di ogni età sostavano chini sulla rivista. Commenti, risate, sorrisi, talvolta, a denti stretti.
La genesi: La Benacense, condannata per un infortunio da incauto giavellotto doveva sborsare una bella somma. Il presidente Paolo Pederzolli intendeva cavar soldi anche dalle rape. Perché non fare un giornaletto? Con un taglio tra il caustico e il pettegolo, così da stimolare il ben noto spirito rivano.
Il nome? C’era a Riva un grande albero, forse un alianto, battezzato “l’Alber della maldicenza”. Era di fronte alla Rocca, a fianco del “pont dei strachi”. Sotto le sue fronde sostavano rivani di ogni tipo. Confidenze, storie piccanti e segreti. Il vecchio albero era il confessionale a cielo aperto della rivanità. Dalle fronde alle pagine scritte e disegnate. L”alber”, tagliato poi nel 1976. ebbe dunque una seconda vita come rivista. Uscirono in tutto cinque numeri. L’ultimo nel Natale del 1984. Durò dunque dieci anni quel tipo di maldicenza stampata. Figlia del tempo in cui Riva era un colorito paesone. Nei cinque numeri visti oggi, ci sono battute e storie godibili. Altre appaiono datate. Sfilano i sindaci: Santi, Odorizzi e Matteotti, i consiglieri comunali, il tennis, il basket, la Benacense, le beghe tra Riva ed Arco per l’ospedale, i latin lover, le maliarde. Da oscar il “circuito della bicera” con il Zucchelli “Pastina” e il Chiarani “Vulcano”, il pappagallo Checco e, a tracolla, simpatici bottiglioni (i protagonisti sono nel disegno di Adone Negri tratto dalla rivista). Molto candore, un pizzico di cattiveria, qualche tizio maltrattato, qualche altro risparmiato. un piccolo mondo antico visto, in fondo, con tenerezza. Purtroppo, ormai sono troppe le note di rimpianto per persone che non ci sono più. Molte mode, sono passate. Ad un numero si allegò il gioco dell’oca, chiamata in onore del sindaco Odorizzi, “Gioco del Cocorizzi”.
Gli “infami autori” furono Cesare Guardini, direttore responsabile, con in batteria chi oggi scrive questo ricordo; caricature e disegni di Adone Negri, stampa tipografia Iris del Restel de Fer con il Gino Prezzi e i fratelli Gianni e Giorgio Foradori; in squadra c’erano Carlo Modena e Bruno Avancini mentre Stelio Tedde raccoglieva la pubblicità e Remo Parolari distribuiva nelle edicole.
C’è chi ha il primo numero, nessuno forse tutti e cinque. C’è perfino chi lo rimpiange. Ma oggi sono altri tempi. A fare satira, bonaria fin che si vuole, si rischia di finire in galera. Ma anche oggi nessuno si salva. L’ora del lago spira sempre, pettegola come lo è sempre stata. L’Alber della Maldicenza, quella fissata su carta giornale, oggi vive solo nei ricordi.
Vittorio Colombo

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