
Tarcisio, si chiamava proprio così il giovane maestro. Quel giorno entrò in classe reggendo uno scatolone. Pluriclasse a Drena, paesino di mezza montagna, di poche anime ma di grande cuore. Il maestro posò lo scatolone sulla scrivania e, con gesti da gatto sornione, lo aprì. Le piccole teste, gli occhi curiosi, tutto finì dentro quel contenitore e un “ohh” di meraviglia riempì l’aria e tutto il paese. Dentro, le righe rosso-nere delle maglie da calcio facevano festa. Il Milan non era a Milano, era a Drena e le maglie consegnate una ad una dal maestro erano il coronamento di un sogno. La partita era stata vinta, ma era stata un’impresa. La raccontiamo.
Il calcio era passione. I bambini giocavano le loro partite nel prato a un passo dal Municipio. Le porte erano fatte con bastoni dei “fasolèri”, che servivano per i fagioli rampicanti. Capitava che tutti i ragazzi tifassero Milan, come del resto il maestro. Si fece in classe un conciliabolo. Il maestro scrisse una lettera al Milan, quello vero, ma dopo un mese non era arrivato alcun riscontro alla richiesta di maglie, sia pure usate. Tanta delusione e anche un po’ di rabbia da “fede tradita”. Ma a Drena il termine rassegnazione non è mai esistito. E si iniziò così l’Impresa per racimolare il denaro necessario. Dopo la scuola, nel pomeriggio, i bambini presero carriole, che in paese abbondavano, e la strana carovana si avviò. Alcuni bambini spingevano le carriole, i compagni seguivano con forconi sulle spalle. Una ad una batterono le venti stalle del paese. Anche i proprietari diedero, in segno di benedizione, qualche colpo di forcone. E il maestro? Il buon Tarcisio, insegnante pendolare, in quei pomeriggi non partì in Lambretta, come era solito fare, per tornarsene a casa a Brentonico. Fu uno della fiera compagnia del “Calcio-Letame”. Calzando alti stivali “badilò” letame con ardito vigore, come non avesse fatto altro nella vita. Il paese fu avvolto da una nuvola di puzza acre, che divenne l’argomento del giorno. Ben presto i due grandi contenitori in piazza furono pieni fino all’orlo. Comparve allora a bordo del suo trattore Romano Perini che si portò via la montagna maleodorante. Nelle mani nerastre dei piccoli “svuota-stalle” finì una cascatella di monete sonanti. Il letame produsse soldi e i soldi produssero maglie luccicanti del Milan. Fu proprio grazie a questa storia che Fabrizio De Andrè poté cantare: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” e qualche volta come successe quella volta a Drena… le maglie rossonere del Milan.
Protagonisti, i ragazzi della pluriclasse di Drena. Così in foto: in piedi da sx Fausto Bombardelli, Armando Bortolotti, Ruggero Chiarani, Marino Bortolotti, Giuseppe Bombardelli, Giuliano Bombardelli; accosciati da sx Remo Zanetti, Fabrizio Bombardelli, Francesco Bortolotti, Armando Chiarani, Mario Zanetti; in piedi a dx il giovane maestro Tarcisio Andreolli, poi Presidente della Regione, poi ancora Senatore.
Vittorio Colombo