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RedazioneRedazione28/05/20193min945

La Guardia di Finanza di Riva del Garda ha concluso, in collaborazione con gli uffici ispettivi INPS di Brescia coordinati dalla Direzione Regionale INPS Lombardia, l’operazione “ORO VERDE”, che in meno di due anni di indagini ha portato alla denuncia di tre soggetti per il reato di sfruttamento aggravato della manodopera e a scovare oltre duecento lavoratori irregolari e in nero.
Le indagini delle Fiamme Gialle rivane sono scaturite da un intervento eseguito da alcuni agenti della Polizia Locale Alto Garda e Ledro che, nel settembre 2017, avevano individuato diversi soggetti di etnia indiana e africana che, dopo aver prestato attività lavorativa in terreni nell’abitato di Tenno, venivano caricati su due furgoni, dove sono stati trovati venticinque extracomunitari malvestiti e denutriti, in condizioni precarie di igiene e di salute.
Subito è scattata la collaborazione con le Fiamme Gialle della Tenenza di Riva del Garda che sono intervenute per proseguire le attività investigative, dove è risultato che i lavoratori provenivano dalle zone del bresciano.
Le indagini sono proseguite nei confronti del datore di lavoro dei soggetti extracomunitari, un indiano residente nel bresciano, S.M. di 29 anni, titolare di una ditta che effettua formalmente servizi di volantinaggio e di supporto alle imprese, del proprio consulente del lavoro S.P., 67 anni di Brescia e dell’utilizzatore della manodopera, D.B., 36 anni, trentino, proprietario dei terreni agricoli vicini a Riva del Garda.
Grazie a una fitta rete di conoscenze S.M. avvicinava i richiedenti protezione internazionale nei Centri di Accoglienza del bresciano e, approfittando dello stato di bisogno, riusciva a procacciarsi manodopera a basso costo.
I lavoranti, scritturati nei Centri di Accoglienza nel bresciano, venivano impiegati in condizioni degradanti. Essi hanno dichiarato di aver percepito dai cinque euro all’ora ai venti euro per l’intera giornata, retribuzione inferiore del 60% a quanto previsto dal Contratto collettivo del lavoro.
A seguito di alcune perquisizioni domiciliari dal consulente indiano è stata acquisita numerosissima documentazione tra cui le agende dove venivano annotate le retribuzioni e le ore effettivamente prestate dai lavoratori in nero.
L’esame dei documenti sequestrati ha fatto emergere come il S.M. avesse effettuato somministrazione di manodopera nei confronti di altre ventitré imprese della Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte impiegando circa duecento lavoratori irregolari e in nero cui venivano corrisposte bassissime retribuzioni nella totale assenza del versamento di contributi previdenziali.
Il totale degli importi delle omissioni contributive ammonta a oltre seicentomila euro, cui si aggiungono duecentomila euro di sanzioni civili: se questi importi non saranno pagati dai principali responsabili, saranno addebitati come obbligati in solido alle imprese agricole committenti che si sono avvalse della manodopera irregolare.

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Claudio ChiaraniClaudio Chiarani17/04/20193min556

Tocca al Comitato Spiaggia degli Olivi e fascia lago avanzare una sua proposta sul compendio della Spiaggia Ulivi di Riva del Garda che sta in attesa di “tempi migliori”, ovvero che sia dato in affitto gratuitamente per tre mesi, avviando nel contempo un concorso di idee che possa prevedere anche la sua riqualificazione. Sedersi in Spiaggia e vedere barche che salpano e attraccano liberando smog (anche qui va detto che le barche sono mosse dal vento, semmai sono i gommoni appoggio e i cabinati che usano il motore per uscire ed entrare dal porto)?
“90 mila euro all’anno sono la richiesta d’affitto sensata se fosse per tutta la struttura, così parziale non ha senso e noi avevamo scommesso sull’insuccesso delle tre passate gestioni”. Bar a piano terra e un bel giardino botanico in terrazza, secondo il Comitato, questa è la soluzione ideale, anzi. Visto che la stagione è prossima il personale ce lo mettono loro (sempreché il Comune dia in affitto gratuitamente la Spiaggia), ragazzi giovani e volenterosi, ben preparati e usciti dalle scuole professionali del settore e si vede come va.
Per Carlo Modena, invece, uno che di estati rivane, eventi e manifestazioni ne può vantare un’enciclopedia piena (si pensi alla sola Vela d’Oro dei bei tempi andati al Palazzo dei Congressi), senza terrazza e piscina la Spiaggia degli Olivi non ha nessun senso. Ossia un “appeal” in grado di richiamare imprenditori capaci di farla rivivere e che, soprattutto, si “regga in piedi” economicamente. La Spiaggia è un luogo balneabile, era nata per questo, e con una terrazza coperta (L’Esedra delle Rose poi lasciata sempre scoperta), insomma un luogo d’aggregazione per turisti in particolare. “Chiediamoci se queste esigenze a novant’anni di distanza esistono ancora – si chiede Modena – visto che la ristrutturazione non ha assecondato l’iniziale idea di Giancarlo Maroni, ovvero la copertura assolutamente necessaria in caso di maltempo. Si faccia una piscina – chiosa Modena – e si copra la terrazza, altrimenti sono e saranno sempre inutili chiacchiere”.

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Claudio ChiaraniClaudio Chiarani08/02/20191min492

Ridurre ad un cumulo di macerie l’ex Quisisana è un’idea assurda. Lo dice senza mezzi termini il Comitato “Centro Anch’io” attivo sin dal 2015 allo scopo di dare voce agli arcensi in merito alla loro città e alle numerose questioni legate alla viabilità, agli edifici vuoti e abbandonati. Proprio sul Quisisana, in seguito alle dichiarazioni del sindaco Betta di affidare ai cittadini la sorte dell’edificio pericolante, il dibattito è scattato forte. Contro l’abbattimento subito si è schierato l’ambientalista Gilberto Galvagni seguito dall’ex sindaco Eugenio Mantovani, due voci autorevoli che ora il Comitato fa sue opponendosi all’ipotesi dell’abbattimento. “Distruggere un edificio dal valore storico è un’assurdità, idea “aberrante” frutto di poca sensibilità storica e cultura architettonica” precisano i membri in una nota, aggiungendo che anche affidare la decisione ad un referendum popolare è una trovata sterile, molto di modo in questi tempi di populismo che sta già dimostrando molte crepe. Insomma, una decisione che, all’insegna delle ultime travagliate vicende legate alla riqualificazione dell’edificio, stanno facendo molto discutere in città.

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Claudio ChiaraniClaudio Chiarani24/11/20182min599

In otto mesi e mezzo di apertura, dai primi del marzo scorso a metà novembre sono state oltre cinquantamila le persone che si sono recate in visita al castello di Arco. Dati positivi, considerato che non è stata proprio un’estate meteorologicamente eccelsa, confortati anche dai 2.500 che hanno frequentato il cartellone degli spettacoli estivi del “Castello delle meraviglie”. È stato in agosto che si sono superate le diecimila visite “paganti”, ma è chiaro che il numero complessivo spalmato sugli altri mesi è stato accolto col sorriso sulle labbra. Lo spostamento della biglietteria vicino all’ingresso è stata un’operazione valida, con i turisti invogliati a salire per vedere cosa offre il castello oltre che il panorama offerta dal prato sottostante, quello della Lizza. Soddisfatto il consigliere con delega Roberto Zampiccoli, soddisfatta la responsabile alle attività culturali Giancarla Tognoni per i numeri registrati. Ora il via al consolidamento delle rocce in prossimità dell’area bassa del prato della lizza in base al progetto già presentato e volto al progetto del “Giardino dei Semplici”, opera che complessivamente assomma a circa 65.000 euro di spesa previsti. Messa in sicurezza l’area si partirà col progetto per il quale Zampiccoli pensa di “coinvolgere” gli studenti dell’Enaip del corso di floro vivaismo.


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