
Erano gli anni del ciclismo eroico. Il grande Gino Bartali, prima e dopo le epiche tappe di alcune edizioni del Giro d’Italia di fine anni Quaranta, si affidava agli uomini del suo staff e, in particolare, a Bruno, uno dei suoi meccanici di fiducia. E il Bruno si dedicava, tecnica e cuore, alla bicicletta del campione, che doveva essere sempre al meglio.
“Con Bartali ho vissuto momenti meravigliosi, imprese entusiasmanti entrate nella storia. Era un grande campione, ma anche un vero uomo. Si comportava con noi meccanici come un amico, e io e gli altri meccanici della Legnano siamo sempre stati orgogliosi del nostro lavoro”. Così Bruno Rosà amava ricordare, con tanto orgoglio e qualche nostalgia, quegli anni indimenticabili.
Dire “Rosà” a Riva e nell’Alto Garda, dal primo Dopoguerra ad oggi, richiama, quasi fosse un irrinunciabile sinonimo, il mondo delle biciclette. Il Bruno per le bici aveva la grande passione, anzi, si può ben dire, la “vocazione”. Aveva cominciato ad occuparsi della meccanica delle due ruote fin da bambino. Poi, nel 1946, aveva aperto il suo negozio storico in viale Dante, di fronte alla Cassa Rurale. Vendeva le Legnano, le bici della squadra capitanata da Bartali. Dal rapporto commerciale con la più importante marca alla grande avventura dei Giri d’Italia al seguito del campione il passo era stato breve. I responsabili della squadra avevano saputo apprezzare la bravura, la passione e l’entusiasmo del meccanico rivano. Furono giorni di gioia segnati da tanti momenti ed episodi da tener buoni per i ricordi.
Durò alcuni anni l’avventura. Poi le necessità della vita ebbero il sopravvento. “Ci sapevo fare… volevano che continuassi a fare il meccanico dei corridori professionisti – ebbe modo di ricordare Bruno – ma a metà degli anni Cinquanta dovetti fare una scelta, pensare al mio negozio e alla famiglia”. Ma, in una prospettiva diversa, per Bruno continuò il suo stretto legame, quello di una intera esistenza, con il mondo delle biciclette. Nel 1989 trasferì il suo negozio all’inizio in viale Dante con il figlio Angelo dove, stagione dopo stagione, ha continuato a dedicarsi alle amate biciclette fino a quando dieci anni fa, a 88 anni di età, ha lasciato questo mondo. Quando gli portavi una vecchia bici, una Bianchi, una Torpedo, una Legnano, di quelle con i freni a stanghetta, “antidiluviane” nell’epoca delle super bike, si illuminava. In poco tempo, usando introvabili pezzi di ricambio, la riportava agli antichi splendori. Ed era bello, quando te la riconsegnava come fosse un tesoro, chiedergli di quella volta che con Gino Bartali…
Vittorio Colombo