
“L’Ipnotizzatore Zoroastro al Teatro Perini’, i manifesti tappezzavano i muri. Non c’era Rivano che non si fermasse a guardarli. La scritta, con data e ora, era corredata da due enormi occhi disegnati, dai quali partivano spirali a ventosa sempre più grandi, fino a diventare simili a cerchioni di bicicletta. Ma quel che più intrigava quanti, ed erano tanti, si bloccavano era la dizione che c’era sotto: “Compagnia la Rumorosa”. E allora, già nel leggere il cartello, tutti ridevano pregustando quello che sarebbe accaduto al “Perini”. Ci sarebbe stato il pienone, come del resto succedeva ad ogni messa in scena dei goliardi della Rumorosa, compagnia di buontemponi, che, con scherzi e sceneggiate, facevano di Riva la città del divertimento pazzo.
Venne la fatidica sera. Il “Perini” era una bomboniera che esplose quando, sul palco, apparve il mago Zoroastro. Il “Cillo” Bombardelli nel ruolo del mago aveva il turbante in testa e indossava una lunga veste orientale. Fece salamelecchi, venne investito da nuvole di incenso, si piazzò in mezzo alla scena, si protese in avanti e dai suoi occhi fuoriuscirono delle spirali nere che altro non erano che dei molloni assicurati come occhiali alle orecchie. Comparve il prescelto, il soggetto che doveva essere ipnotizzato. Era Italo Torboli, non ancora star della vela perché si era negli anni ’40. Lo accompagnavano il Gede, il Bonora, il Girardi e lo Scarpetta che, elegante, aveva il compito di illustrare quel che accadeva. Il Cillo-Zoroastro disse alla vittima: “A me chi occhi!” e l’Italo cadde in trance, pur ballonzolando in piedi. “Tu sei una gallina!” gli disse Zoroastro” e l’Italo con le braccia piegate a far le ali zampettò e fece “coccodè”.
Dopo altre simili amenità venne annunciato il gran finale. Due sedie furono poste a un metro di distanza l’una dall’altra. L’ipnotizzato posò la testa su una delle due sedie e mise i piedi sull’altra, e se ne stava così come un baccalà, con il corpo mezzo sospeso in aria. L’ipnotizzatore, ormai invasato, si chinò sulla vittima, roteò le mani e recitò idiozie magiche. Era il momento clou. Sulla pancia dell’ipnotizzato in equilibrio venne posata una pietra. Il presentatore Scarpetta ruppe il silenzio. Disse: “È in trance da ipnotismo, non sente alcun dolore, niente lo può piegare”. Con ampi gesti mostrò una mazza che doveva essere picchiata sulla pietra. Disse con solennità: “Venga uno del pubblico!”. Il complice, seduto nella prima fila, fece per alzarsi ma… “Vengo io”, una voce roboante si alzò dalla sala. Con un gran salto un gigantesco pompiere fu sulla scena. Afferrò la mazza, la mulinò in aria e assestò un gran colpo sulla pietra, sulla pancia e sull’Italo terrorizzato che, piegato in due come un manichino, finì di schianto sul palco. L’urlo di dolore si sentì fino al Brolio. Il pubblico esplose dalle risate. Fu un successo del quale a Riva si parlò a lungo, ma di repliche il buon Italo non ne volle più sapere.
Vittorio Colombo